Finanziaria gialloverde: mantenere i privilegi, diminuire il welfare e aumentare il consenso.


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Quello che doveva essere un movimento che avrebbe portato rinnovamento e pulizia, torna indietro di trent’anni, alla peggiore Democrazia cristiana. La finanziaria farisaica di Salvini e Di Maio è un pasticcio senza capo nè coda che non mette mano a nessuno dei problemi strutturali di questo paese, uno slogan pubblicitario privo di contenuto e ricco di conseguenze nefaste per il futuro del paese.

I tanti adepti dell’uno o dell’altro capetto che inneggiano sui social in queste ore, compreso il servo Travaglio, astutamente omettono l’ennesimo condono fiscale che i due ometti avevano giurato e spergiurato che mai avrebbero applicato, omettono anche di dire che la versione due punto zero dell’assistenzialismo dc, leggi reddito di cittadinanza, viene finanziata con i tagli ai comuni, alla scuola e alle periferie, quindi, nella sostanza, si dà ai poveri togliendo ai poveri in un gioco delle tre carte maldestro e squallido.

Quanto alle pensioni, questa riforma attuata senza sgravare l’Inps da oneri che non le competono, problema annoso che nessun governo ha ritenuto di voler risolvere, Monti e Renzi compresi, di fatto peserà in modo drammatico sulle nuove generazioni. Quando Di Maio dice che per ogni lavoratore  in più pensionato c’è un lavoratore giovane che trova lavoro,  intanto sbaglia grossolanamente la matematica, per pagare la pensione del lavoratore anziano e la propria dovrebbero prendere il posto del pensionato due lavoratori a tempo indeterminato, in secondo luogo la formula non funziona e non ha mai funzionato perché quando arriverà la tempesta finanziaria verso cui ci sta conducendo questo governo, l’ultimo problema che avranno le aziende sarà quello di assumere.

Quanto alla flat tax, se e quando verrà applicata, è anche quello un furto ai danni dei poveri e a favore di quella classe media e alta borghese che, come lo fu del fascismo, è il bacino elettorale del neofascista Salvini.

Nulla sull’ambiente, nulla sulla lotta alla criminalità organizzata, nulla sua una politica fiscale equa, nulla sulla lotta all’evasione fiscale.  Questa è la finanziaria di Salvini e Di Maio. Aggiungiamoci un decreto migrazioni criminale e anticostituzionale  e ci accorgeremo di quanto sinistre e grottesche siano quelle bandire sventolate sul balcone da questa congrega di scappati da casa e reduci della prima repubblica. Bandiere che rischiano di sventolare sulle macerie di un paese,

Altro che governo del cambiamento!

L’Europa paga i suoi errori. Se avesse immediatamente espulso i firmatari del patto di Visegrad che hanno violato i principi su cui è stata fondata, forse Salvini e co. non avrebbero osato tanto, se avesse attuato delle serie politiche sociali comunitarie invece di blandire i mercati, forse oggi avremmo un continente diverso. Si è invece chiusa in sé stessa, incapace di darsi un governo unitario a causa dei nazionalismi dei paesi più forti, il male di sempre. Non importa che gli inglesi siano sull’orlo del baratro, i paesi europei sembrano giganteschi lemmings che sia avviano allegramente verso la scogliera sull’oceano.

Tenuto conto che un’Europa a pezzi farebbe gli interessi di Trump, tenuto conto del nostro recente passato, c’è da chiedersi se la Cia non abbia giocato un suo ruolo nell’ascesa dei movimenti neofascisti, ma questa è una domanda che troverà risposta solo tra qualche anno.

Non stupisce che a inneggiare alla banda degli inetti nostrana siano tanti giovani: la deprivazione culturale è un grande problema ignorato e coltivato dai governi del nostro paese, stupisce invece la conversione al nuovo verbo razzista e demagogico di molti militanti di sinistra, di persone rispettabili, di gente che, normalmente, usa il cervello per ragionare. 

Si continua ad agitare lo spauracchio di Renzi omettendo vent’anni di governo di Berlusconi e della Lega: basta confrontare i dati del deficit per comprendere come Monti e Renzi, che personalmente detesto entrambi, abbiano dovuto far fronte a una situazione drammatica. Si poteva far meglio? Certamente sì. Questa finanziaria fa meglio? Sicuramente no. Anzi, per quanto impossibile, riesce a fare peggio.

Redistribuire la ricchezza significa togliere un po’ a chi ha tanto e dare a chi ha poco ed è il principio su cui si basa il liberismo classico di Adam Smith, utopico quanto il marxismo.  Non è esattamente quello che fa questo governo, anzi, la novità è che, senza alcun pudore, taglia il welfare per fare un’elemosina inutile, che non servirà neanche a pagare i servizi tagliati.

Il decreto su Genova è l’esempio più eclatante dell’ipocrisia e della falsità su cui si fonda questo esecutivo: fondi neanche lontanamente sufficienti a pagare i danni subiti dalla città, un commissario straordinario che  sarà pure onesto ma è in palese conflitto d’interessi, tante chiacchiere e nessun fatto concreto.

Sic parvis magna, e mai frase fu più adatta ad indicare lo stato delle cose.

La questione sociale dimenticata


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Criticare il liberismo, la globalizzazione, ecc., come si legge da più parti e considerare il sistema in cui viviamo l’unico responsabile delle migrazioni, non serve a nulla, oltre a non essere del tutto corretto.

Il più grande movimento antiliberista che si sia mai organizzato, si è sciolto come neve al sole sotto le manganellate di Genova nel 2001. Il tempo delle grandi utopie è ormai finito. Dare la colpa delle migrazioni al liberismo è un modo elegante per dimenticare che stiamo parlando di esseri umani, per scaricarsi la coscienza. E’ anche un modo, un po’ meno elegante, per dimenticare che il nostro relativo benessere deriva dallo sfruttamento indiscriminato e dal controllo totale da parte dell’Occidente,  dei paesi da cui partono i flussi migratori.

Qualunque ne sia la causa, le migrazioni sono un fenomeno globale, non solo europeo, che non si può risolvere alzando muri e aizzando guerre tra poveri. Sono anche un ottimo mezzo per distogliere l’attenzione dai reali problemi dei paesi quelli sì, creati dalla finanza e da un’economia che ormai ha sostituito la politica lasciandogli spazi esigui di manovra.

La criminale distorsione informativa sui migranti, gli sporchi giochi politici sulla loro pelle, stanno allontanando l’attenzione della gente dal problema principale che un governo politico dovrebbe porsi: la questione sociale.

In Italia ci sono tre morti sul lavoro ogni giorno, le mafie mobilizzano centoventi miliardi di euro l’anno e un altro centinaio di miliardi si volatilizzano grazie alla corruzione e all’evasione fiscale, arrotondando per difetto. Il paese vive in molte zone una condizione di allarme ambientale, viaggia a due velocità con un sud che sta vivendo una nuova involuzione. L’emigrazione interna è in aumento così come quella verso l’Europa, dove i giovani trovano condizioni di lavoro migliori. Il lavoro latita, i diritti dei lavoratori sono un ricordo e lo sfruttamento è ormai consuetudine acquisita.

Settori strategici come la scuola, sono da decenni oggetto di tagli senza alcun senso o di investimenti totalmente privi di razionalità, come quelli della Buona scuola, la Sanità resta ancora una delle migliori al mondo ma viene anch’essa sottoposta a tagli costanti.

Renzi, forse, aveva realmente intenzione di cambiare le cose, potrei perfino dargliene atto, ma dal Jobs act alla riforma che ha messo fine alla sua carriera politica, per arrivare alla Buona scuola, ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare e anche di più.

Non si può pensare che un governo reazionario e fascista come quello di Salvini, possa nenache cominciare a risolvere uno solo di questi problemi; la politica della destra, dai tempi del fascismo, è fatta di apparenza, carezze alle classi dominanti e manganellate a quelle più deboli. I Cinque stelle, come ampiamente previsto, hanno cominciato una lenta e inesorabile dissoluzione che si completerà alle prossime elezioni.

In queste condizioni, storicamente, si crea nel breve o nel medio periodo, un’opposizione significativa che rischia, però, di commettere gli stessi errori di chi vuole combattere, usando gli strumenti del populismo e del qualunquismo, partendo da analisi sensate e arrivando a conclusioni totalmente errate.

Il mito del potere al popolo è uan cretinata: al democrazia rappresentativa è, appunto rappresentativa e implica una classe politica per sua natura elitaria, il che non sarebbe necessariamente un male. Il mito della lotta al sistema è ancora più demenziale: il sistema non si sconfigge, anche perché fa comodo a tutti, però si può cambiarlo dall’interno.

Il problema del nostro paese è culturale, manca una èlite intellettuale di sinistra ( di destra non è mai esistita) che invece di guardare a destra torni a guardare alla gente, non per seguirne la pancia ma per educare, informare, confrontarsi. A furia di pontificare sui massimi sistemi ci si è dimenticati delle periferie, dei quartieri, di una gioventù sempre più allo sbando e sempre più drogata, confusa, incazzata.

Abbiamo sempre sulla bocca Gramsci, Pasolini, Berlinguer, ma ci siamo dimenticati di cosa dicevano veramente, ne citiamo solo frasi avulse dal contesto, prive di sostanza senza ciò che le rpecede e le segue.

Allo stesso modo, pretendiamo di combattere il fascismo con una retorica e degli strumenti che erano già superati trent’anni fa, parlando a gente per cui Mussolini è solo un nome che spesso accostano a quello di politici, attori, cantanti. Allo stesso modo in cui si è banalizzato il messaggio del Che, facendolo diventare un’icona da maglietta, sta accadendo con il duce, che è solo un nome, il simbolo di un’idea di ordine e sicurezza che durante il ventennio non si è mai realizzata. Forse informare i ragazzi di Casapound sulla corruzione ai tempi del ventennio può servire di più che fare proclami sdegnati.

Non è più tempo di piazze piene e di proclami retorici, serve un’idea politica concreta, servono leader che sappiano parlare alla gente e una classe dirigente che sappia educarla la gente, proponendo modelli migliori di quelli che abbiamo avuto negli ultimi vent’anni ( e ci vuole davvero poco).

Al momento non si vede nulla del genere all’orizzonte, ma si sa, quando la notte è buia, basta anche una piccola luce a dare speranza e indicare la strada.

la trave nell’occhio


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Questa campagna elettorale si sta distinguendo sia per la mancanza di una proposta di programma sensata, di lungo respiro e concreta, che vada al di là di affermazioni di principio demagogiche mirate a solleticare la pancia della gente, sia per la tendenza a scorgere le pagliuzze nell’occhio dell’avversario evitando di soffermarsi sulle travi nei propri  da parte di tutte le forze politiche in lizza.

E’ stupefacente come Repubblica, per esempio, stigmatizzi, quanto in modo disinteressato e giustificato sarebbe da approfondire, la politica aziendale di Amazon quando solo due anni fa annunciava con squillar di trombe che Renzi avrebbe nominato il vicepresidente di Amazon, Diego Piacentini, commissario del governo per l’innovazione digitale. Oppure quasi quotidianamente titoli su aggressioni ai danni di insegnanti, dopo che la Buona scuola ha completato il processo di delegittimazione della categoria avviato da Berlusconi. O, ancora, si occupi di delinquenza minorile dopo aver per anni amplificato la trionfale narrazione renziana di un paese che sta cambiando in meglio, dove la criminalità organizzata e il disagio giovanile crescente non hanno mai avuto posto.

Altrettanto miracoloso appare il ripensamento di Salvini che a più riprese aveva dichiarato che mai più si sarebbe alleato con Berlusconi e Forza Italia e  che arriva a candidare addirittura il suo acerrimo nemico Bossi. Salvini che ha fatto della lotta contro i terroni, ora affini ai neri ora parassiti, un cavallo di battaglia della Lega e si candida al sud, Salvini che non è razzista ma propone alla guida della Lombardia un difensore della razza bianca.

Quanto ai Cinque stelle, a parte le distinzioni tra fascismo buono e fascismo cattivo della Lombardi, le strette di mano con Casapound, gli affitti a sette euro e l’utilizzo della macchina di servizio a fini personali di alcuni esponenti, a parte il vero volto dell’amministrazione Appendino e la grammatica personalizzata di Di Maio, va sottolineato come quest’ultimo, in barba alle tematiche ecologiste delle origini, che guardavano alla decrescita felice con simpatia, sia ormai perfettamente in linea con il sistema di liberismo deregolarizzato in cui viviamo e si preoccupi di rassicurare chi ha già molto che, se anche i Cinque stelle salissero al potere, non avrà mai di meno.

La sinistra radicale, i duri e puri, fuori dal tempo e dal mondo, dimenticano di aver affossato, ai tempi, due governi Prodi e di aver spianato la strada al berlusconismo per la medesima ottusità mascherata da coerenza di cui si vantano oggi.

Si sorvola serenamente sul fatto che Berlusconi è un pregiudicato amico di mafiosi, Renzi un incompetente circondato da straordinari incompetenti e che i Cinque stelle fanno apparire i primi due come giganti della politica.

In realtà, in lizza alle prossime elezioni, ci saranno solo i vuoti a perdere mentali di una generazione di politici priva di valori e idee, interessata solo ad un potere rapace e violento per ottenere un’affermazione del sé, incurante del benessere di un popolo che si sta trasformando sempre più in massa ignorante, ottusa, cieca e frustrata.

Personalmente ritengo una volta tanto fondata l’odiosa massima qualunquista che tanto sono tutti uguali, perché davvero questi politici sono tutti uguali: avidi di potere, privi di ideali, incuranti del prossimo, ignoranti, imbevuti di una cultura fatta di pessima televisione e spot pubblicitari. Dopo il pensiero liquido, siamo al pensiero liquame.

Ciò nonostante eserciterò il mio diritto dovere di voto perché sono un uomo del novecento, di sinistra, imbevuto di una ideologia di cui non riesco a liberarmi.  Non foss’altro che per rispetto nei confronti di chi ha dato la vita per permetterci di votare, non foss’altro per dire no ai miserabili istigatori di odio e a chi ha fatto della corruzione la regola.

Che poi serva a qualcosa, è argomento che preferisco non affrontare.

Una campagna elettorale superflua


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A leggere le proposte dei vari schieramenti politici, tutte tese a proporre sconti su questa o   quella tassa iniqua,  prevale un senso di sconfortante e desolante,  omogenea vacuità.

Non una visione  a lungo termine, uno straccio di progetto, un accenno a un’idea che vada oltre la normale retorica di destra, l’insopportabile retorica  di sinistra e quella cosa che fanno i grillini che non merita neppure il nome di retorica, arte un tempo nobile e necessaria per esercitare in modo adeguato la politica. E poiché questo post parla di politica, dei grillini non parlo.

Il crollo delle ideologie ha reso ormai virtuali e del tutto inesistenti le differenze tra destra e sinistra: alle leggi fascistoidi di un Minniti si affianca la proposta di reddito di cittadinanza di un Berlusconi che, a rigori, non avrebbe diritto di parola in questa tenzone elettorale ma impazza bellamente offrendo una penosa caricatura di ciò che è stato ( e non era granché).

Un scambio di ruoli ambiguo e confuso, dove leader di una nuova sinistra infarcita di quelli che la sinistra hanno contribuito a distruggerla, è un distinto signore certamente onesto ma a cui non riesco, con tutta la buona volontà, ad attribuire altra virtù e che, certamente, mai è stato di sinistra.

Giocherà un ruolo importante, in questa competizione di infimo livello, un convitato di pietra di cui avremmo fatto onestamente a meno, il razzismo, quello sì trasversale: infierire sugli ultimi, immigrati, tossici,  prostitute o clochard poco importa al ciclo periodico dell’infamia, scaricare loro addosso la responsabilità del degrado morale in cui ci crogioliamo da anni, è lo sport preferito dagli italiani dopo il calcio.

Mentre lo sport preferito dei giovani italiani sembra essere quello di piangersi addosso,  scaricando le colpe sui sindacati, i politici, ecc., rei di tutelare i garantiti, quelli cioè che ai tempi, senza insopportabili piagnistei e infuocati post pieni di stupidaggini sui social, i diritti se li sono guadagnati a suon di lotte e di scioperi.  Mentre gente che non ha mai messo piede in un’assemblea sindacale, vorrebbe il piatto pronto compreso di dolce e caffè.

Esistono fortunatamente altri giovani, ragazzi che non chiedono un indefinito assistenzialismo statale ma si rimboccano le maniche e proseguono per la loro strada nonostante tutto, che sia fatta di studio o di lavoro all’estero. Sono quelli che stiamo perdendo e sono quelli che potrebbero cambiare questo paese.

A ben vedere, il personaggio più patetico in questo quadro da terra desolata è Matteo Renzi, caricatura ignorante del suo alter ego colto, quel Massimo D’Alema che, come Renzi, è caduto vittima della sua narcisistica arroganza con in più la colpa di avere attorno persone capaci e non la corte dei miracoli di Renzi, che ha trovato il suo chef d’oeuvre dopo la sua caduta, facendo eleggere a ministro dell’istruzione la Fedeli. Istruzione e Fedeli, un ossimoro.

Renzi non ha tutte le colpe del mondo, ha fatto pochissime cose buone, altre che avrebbero potuto esserlo ma sono state sviluppate nel peggior modo possibile  e  una interminabile serie di imperdonabili minchiate.  Adesso che non conta più nulla, che si avvia alla più solenne tra le tante batoste elettorali che ha preso, lo trovo perfino simpatico, per una sorta di istintiva empatia verso i falliti.

E’ molto triste assistere al declino del mondo occidentale, un declino che questa volta non vedrà nessuna invasione barbarica ma ci vedrà diventare, ci sta già facendo diventare, tutti barbari.  Un declino di cui noi, tutti, siamo stati artefici, ipnotizzati dal sogno di una società dove il benessere sarebbe arrivato per perfusione, dall’alto e tutti avremmo partecipato alla festa, ignorando quelli che la festa la pagavano con la propria pelle.

Parlare di democrazia in un paese dove l’unica azienda realmente in attivo è la mafia,  è francamente ridicolo come ridicole sono queste elezioni che non produrranno un governo ma l’ennesimo accordo elettorale col fiato corto.

Parlare di democrazia nel paese più corrotto dell’Occidente, dove si fa polemica per due centesimi di sacchetti  con tanto di prime pagine e si ignorano i bambini che muoiono nei nostri mari, è semplicemente osceno.

Parlare di democrazia in un paese che ha dimenticato la propria storia e si prepara a salutare come nuovo Cesare un pregiudicato corrotto e corruttore, padrone di televisioni e della più grande casa editrice del paese, è ridicolo.

Intendiamoci: se anche avessimo una legge elettorale decente e un governo stabile, non cambierebbe nulla: noi siamo l’ultima Thule dell’impero occidentale, una provincia oscura e pittoresca, che ormai da molto tempo, non conta più nulla.

La sinistra massimalista non ha più senso, una sinistra nuova, sì.


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Da sindacalista, sono profondamente contrariato dell’ennesima, inutile prova muscolare della Cgil che sembra voler lanciare il nuovo Movimento MDP-Si che correrà come avversario del Pd renziano.

Mi sembra un ritorno al passato, una vacua ricerca di un consenso che non tornerà mai ai livelli di un tempo, perché i tempi sono cambiati, soprattutto mi sembra gravissimo e autolesionista abbandonare il tavolo delle trattative e rinunciare a quello che si è ottenuto in nome, appunto, di un massimalismo sindacale che era già fuori dal tempo al culmine del suo splendore, figurarsi oggi.

Ma io sono un militante della Cisl, quindi il mio giudizio è sicuramente viziato da parzialità. Quindi, abbandoniamo, per ora. il discorso sindacale.

Quello che non vorrei è che la “nuova” sinistra commettesse l’errore imperdonabile di porsi in continuità con il passato, di guardare indietro invece che avanti, di voler combattere il radicalismo della destra ( così si chiama, giornalisti illetterati, non populismo che è altra cosa) con un neo radicalismo di sinistra altrettanto ottuso, antistorico, stereotipato e vecchio. Insomma non vorrei che Mdp e Si seguissero l’esempio della Camusso (scusate, ho detto che non ne parlavo più).

Se deciderò di votare Mdp, e al momento mi sembra l’unica scelta possibile, lo farò perché ho molta stima di Pippo Civati e del suo amico Letta, se deciderà di tornare in campo, non certo per Bersani, D’Alema o Grasso, gente che ha portato a Renzi, cioè al disastro Civati e Letta sono uomini di sinistra con in mente un’idea di social democrazia moderna, che non rifiuta in toto il liberalismo ma solo le sue istanze più ciniche e disumane, che sa guardare avanti, che ha una visione del mondo diversa.

Io credo che una società più giusta sia possibile anche all’interno del sistema capitalista, se l’Italia trova una coalizione di governo formata da uomini  seri e competenti, se questa coalizione smette di mentire alla gente, se non insegue la destra mirando a provvedimenti che solleticano la pancia di quella gente, se insomma prende una direzione diversa dalla politica di Renzi e da un governo che è stato un vero capolavoro di incompetenza e approssimazione.  Il paese  non ha bisogno di visionari, giustizialisti  o neo demagoghi che facciano risuonare i consueti slogan vecchi di cent’anni, ma di una classe dirigente nuova, preparata e lungimirante.

Troppo comodo per un Pd che ha fallito obiettivi e promesse, che ha dato vita a una serie di riforme sbagliate e raffazzonate, che ha addirittura, negli ultimi tempi, svoltato a destra su questioni di principio, come quella degli immigrati, dire che con la divisione si favorisce la destra. Troppo comodo recuperare la solita litania del voto utile per arginare la destra fascista quando la destra fascista l’avete riesumata voi.

Perché Berlusconi e Salvini li ha resuscitati il Pd, erano morti e il Pd gli ha ridato vita sbagliando tutto quello che si poteva sbagliare, impedendo a Renzi di frenare la propria megalomania e accompagnandolo al disastroso referendum che ne ha sancito la fine politica. A meno di non credere alla farsa delle primarie e a un consenso a sinistra che solo lui crede ancora di avere.

La verità è che il Pd targato Renzi ha fallito tutti gli appuntamenti importantti,ha perso la Liguria e la Sicilia, non ha portato a termine nessuna delle riforme che si era prefisso e l’apparente miglioramento della situazione economica, esiguo, quasi impercettibile, è dovuto a un momento di congiuntura favorevole, non certo a provvedimenti controproducenti come il jobs act, i voucher, i bonus, ecc.

Renzi non ci ha traghettato fuori dalla crisi, come vuole la schiera dei suoi estimatori, ci ha resi più poveri, un po’ meno liberi, molto meno fiduciosi nel futuro.  E ha distrutto il più grande partito di sinistra dell’Europa occidentale.

Soprattutto, ci ha sommerso di bugie.

Mi aspetto dalla nuova sinistra un cambio di passo: provvedimenti seri, chiari, che non salvino le masse proletarie ma non cerchino neanche di azzerarle, una narrazione più aderente alla realtà e meno simile a quella della famiglia del Mulino bianco, politiche sociali forti, una tassazione progressiva ormai irrinunciabile in un paese civile, un contrasto deciso e fermo all’evasione fiscale, un piano a lungo termine ( non quinquennale, lo dico per i maligni) sul lavoro e sul rilancio dei settori più a rischio, nuove infrastrutture che non violentino il territorio e non richiamino alla memoria il gigantismo fascista (niente Ponte sullo stretto, per favore, ampliamo la rete ferroviaria siciliana, piuttosto), meno cemento e più ristrutturazioni, più cultura e meno tv spazzatura. Mi aspetto inoltre un piano strutturale di risanamento delle periferie e soluzioni serie, condivise con le realtà sane del quarto settore riguardo il problema dei migranti.  Tanto che ci siamo mi piacerebbe che in campagna elettorale, vista l’aria che tira, si ribadisse la necessità di mantenere il carcere duro per i mafiosi e si pensasse  a un approccio diverso riguardo al problema delle droghe (liberalizzazione? Consumo responsabile? Non so, il discorso sarebbe lungo).

In sintesi, mi aspetto la possibilità di avere un paese più civile, più moderno, più libero.

Naturalmente, tutto questo è realizzabile se si ha il coraggio di guardare avanti  e si lascia perdere la tentazione di un impossibile revival. la scelta della Camusso  e le parole di Landini, a mio parere, non lasciano ben sperare. Quella sinistra è e sarà sempre più marginale.

Se tutto si risolverà in una gara a chi è in grado di riempire le piazze e gridare più forte, allora chi crede in una sinistra moderna, nei suoi valori, nella sua capacità di far diventare il mondo un posto migliore, sarà stato tradito per l’ennesima volta. E francamente, cominciamo ad averne le scatole piene.

Migranti: la politica dei miserabili


Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, viene eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.