E non c’è niente da capire


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David Ricardo e Adam Smith, nomi certamente sconosciuti a Salvini e Di Maio, sono i due padri nobili del liberismo. Alla base delle loro complesse teorie, c’era l’idea che creando una èlite di ricchi, il benessere si diffondesse inevitabilmente anche ai ceti inferiori, in virtù dell’umanità degli stessi ricchi e delle dinamiche del capitale: più produci, più guadagni, più paghi i tuoi operai che consumano di più e quindi hai bisogno di produrre di più, ecc.ecc. Sto banalizzando ma questo, nel loro intendimento, è il circolo virtuoso del capitale.

PIù o meno la stessa cosa, aggiornandola con un tot di pensiero autoritario e cancellazione dei diritti delle minoranze, hanno detto Mìlton Friedman e i suoi eredi della scuola di Chicago.

Pressapoco lo stesso principio, senza troppe sottigliezze da intellettuali, è quello enunciato da Salvini, che afferma la necessità di tagliare le tasse ai ricchi per rimettere in moto il circolo del capitale.

C’è un piccolo problema: Ricardo, Smith, padri nobili del liberismo, utopisti come lo era, dall’altra parte, Marx, e Friedman, padre meno nobile dell’attuale egemonia finanziaria, si sbagliavano e non lo affermo io ma il FMI, Joseph Stiglitz, economista premio Nobel ex presidente del FMI, Paul Krugman, premio nobel per l’economia, e molti altri. Il principio secondo cui favorire fiscalmente le classi più agiate genererà ricchezza a cascata, è sbagliato, non funziona, è la chiave della crisi economica che viviamo da anni.

Dirò di più: è un chiaro trdimento di quel contratto sbandierato ogni tre per due che prevedeva la flat tax per tutti, che era già un’oscenità, senza accennare a un eventuale favoritismo nei riguardi dei più abbienti, che è un’enorme oscenità.

La verità è che questo governo, nonostante il fluviale, stucchevole e ipocrita doppio discorso di un presidente del Consiglio che dovrebbe dimettersi per manifesta inutilità e per aver scordato il nome di Pier Santi Mattarella, eroe civile e fratello del presidente della Repubblica, ha gettato la maschera.

Politica economica spostata a destra, politica della giustizia ancora più a destra, con la cancellazione delle ottime norme promulgate da Orlando che, tradotto, significa: continueremo ad arrestare disgraziati, tossici, rom, neri, poveri e a tenerli in galera perché così tranquillizziamo i bravi borghesi, diritti civili azzerati per i migranti, stato di polizia e assistenzialismo, nessuna marcia indietro sulla politica scolastica orientata verso una grottesca aziendalizzazione della scuola.

Solo chi non vuole vedere la realtà si arrampica sugli specchi facendo un  rumore lacinante, come stanno facendo in questi giorni gli adepti grillini, che cominciano a sospettare di essersi cacciati in un pozzo senza fondo da cui sarà sempre più difficile uscire.

A chi chiede, eterno mantra di questi giorni, se era meglio prima, rispondo di sì, era meglio prima, e ve ne accorgerete alla prima carica della polizia durante una manifestazione di operai o al primo attentato di terroristi islamici nel nostro paese o quando verranno rese note le cifre sulla crescita dell’economia, o all’aumento dell’Iva, o qaundo aumenteranno i licenziamenti, fate voi, a vostra scelta.

Ovviamente, non essendo totalmente cretini, se non daranno pane almeno non lesineranno i circenses: forse elimineranno i vitalizi, il cui peso sull’economia è irrilevante, e altri provvedimenti di questo tipo per illudere il popolo che sono equi, giusti, e solidali.

Nel frattempo sui social registriamo  insulti a Liliana Segre e Roberto Saviano, volgarità e incitamenti vari all’odio razziale.  Senza contare le lodi a Orban, un neonazista che dovrebbe essere giudicato per crimini contro l’umanità.

A chi invita ad attendere, faccio solo una domanda: cosa dovremmo attendere? Perché? Cosa non è chiaro delle intenzioni di questo governo?

Sostiene Saviano: la scuola è al centro di tutto


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Non sempre mi trovo d’accordo con le posizioni di Roberto Saviano ma questa volta sottoscrivo ogni parola di quanto ha detto e scritto nei suoi interventi su La Repubblica riguardo all’aggressione assurda e gratuita di un quindicenne a Napoli da parte di una banda di coetanei.

Sostiene Saviano che l’Italia è il paese europeo più vicino al sud America per quanto riguarda l’assoluta indifferenza verso i minori.

Basta ascoltare quanto dicono i vari esponenti politici in questa campagna elettorale per trovare conferma alle parole dello scrittore: nessuno  parla di disagio e dispersione scolastica, nessuno parla del ritorno della droga, nessuno parla di devianza, nessuno parla dell’esercito di minori stranieri che arriva in Italia e spesso si dissolve nel nulla.

Sostiene Saviano che la scuola è al centro di tutto, che la soluzione non sta nella militarizzazione del territorio ma nell’arrivo di un esercito diverso, armato di libri e quaderni: un esercito di professori e maestre che possano lavorare in ambienti non fatiscenti e possano porre le basi per quella rivoluzione culturale che, presto o tardi, sancirà la fine della mafia.

La colpa più grave del governo Renzi, a mio parere,quella più gravida di conseguenze pesanti per il futuro del paese, è la legge 107 che ha trasformato le scuole in aziende favorendo la competitività tra gli insegnanti per un pugno di euro, trasformando i dirigenti scolastici in manager ora pessimi o, nel migliore dei casi, assai mediocri, diffondendo una narrazione totalmente fuori dalla realtà sulla meritocrazia e sulla selezione, distorcendo quella che, al di fuori di ogni stucchevole retorica dilagante nelle parole di chi punta solo al proprio tornaconto, è la scuola della Costituzione, la scuola che ha come mission quella di offrire a tutti pari opportunità.

E’ una scuola che, nonostante tutto, funziona ancora, perché esistono ancora dirigenti decenti e insegnanti che svolgono il proprio lavoro con coscienza e passione,  ma è una scuola che  ha contro tutti: la politica, dirigenti privi di coraggio, famiglie sempre più assenti e indifferenti o presenti solo per tutelare i figli nel modo più sbagliato possibile, l’indifferenza generale.  E’ una scuola in cui nessuno tiene conto del  valore umano, dell’importanza del rapporto tra un insegnante e i suoi alunni, piuttosto si tende a spersonalizzare questo rapporto, a devitalizzarlo, a mettere paletti sempre più fitti fino a creare una barriera insormontabile.

Il razzismo che ci circonda, l’incapacità di guardare il mondo con gli occhi dell’altro, la totale scomparsa di spirito critico, l’incapacità di decodificare la marea di notizie da cui siamo sommersi, possono essere sconfitti solo da una scuola che funzioni, e una scuola che funzioni, che formi, che educhi e che faccia cultura, una scuola in grado di creare rapporti umani, è l’arma più potente contro ogni mafia.

Sostiene Saviano che è assurdo dare la colpa alle fiction per certi comportamenti degli adolescenti e che sono decenni che il problema esiste, molto prima delle fiction come Gomorra e sono decenni che il problema viene ignorato.

Sono d’accordo con lui e ne ho già parlato in questo spazio. I ragazzi guardano la televisione, troppo, non hanno sicuramente gli strumenti per decrittare certi messaggi, ma nessun adolescente diventa violento, deviante o mafioso perché ha visto una serie tv.

Sostiene Saviano che questi ragazzi non hanno prospettive, sogni, altre possibilità di riscatto sociale se non quelle offerte dalla violenza. Sono nichilisti perché non possono essere altro, con nella mente l’idea che è meglio bruciare in fretta piuttosto che lasciarsi stancamente vivere.

Concordo, più scuola significa offrire prospettive, vie d’uscita, strade diverse da quelle che sembrano predestinate, idee diverse da quelle che sono nell’aria, rapporti con persone diverse, che sanno ascoltare e provano a capire. Significa scalfire il muro di solitudine e incomprensione dietro cui trovano rifugio i ragazzi, significa gestire in modo razionale il rapporto tra pari e limitarne i pericoli, significa insegnare ai ragazzi a dire no.

Parole pesanti, quelle di Saviano, un atto d’accusa violento contro la politica spazzatura di questi giorni. Quello che i nostri politici non riescono a capire è che non ci  si può limitare a togliere questa o quella tassa, a eliminare questa o quella legge ma che bisogna tornare a costruire su nuove basi, a guardare avanti, ad ascoltare e comprendere le motivazioni della rabbia della gente. Quello che non capiscono è che bisogna smettere immediatamente di assecondare i peggiori istinti del popolo e che la politica ha il compito di educare e migliorare le persone, non di  scendere ai livelli più infimi.

Sono parole che risultano incomprensibili a questa generazione di politici cresciuta nell’assoluto vuoto di valori degli anni ottanta, una generazione che ha coltivato l’egoismo e il sogno dell’affermazione individuale come prassi di vita e che ha trasmesso lo stesso virus alle generazioni seguenti.

Sono pessimista, non vedo nessuna via d’uscita dallo stallo in cui si trova il nostro paese, anche se una via d’uscita ci deve essere, sempre.

Giustizia senza coraggio


 

Mafia

Usando le categorie esistenziali del boss de “Il giorno della civetta” di  Leonardo Sciascia, Roberto Saviano rientrerebbe con pieno diritto nella categoria degli “uomini veri”.

A quella dei “quaqquaraqquà” affollatissima nel nostro paese, appartengono invece quegli squallidi figuri che, dopo la vergognosa sentenza che ha assolto i due boss dall’accusa di essere i mandanti del comunicato che lanciava precise minacce a Saviano e a una giornalista, non hanno perso occasione per denigrare e offendere lo scrittore napoletano.

Sentenza priva di coraggio, che ci riporta agli anni bui della mafia, quelli del giudice Carnevale e delle assoluzioni per mancanza di prove. Sentenza che viene a ruota dopo quella dell’Aquila e quella, se possibile ancora più vergognosa, sul caso Cucchi, e testimonia, più che una crisi della giustizia, l’assenza della politica.

Saviano ieri sera, durante il suo intervento a Ballarò, portava sul viso i segni della sconfitta, perché di questo si tratta: la Camorra ha vinto. Una sentenza di condanna avrebbe chiaramente sancito la fine del tempo delle intimidazioni, avrebbe messo nero su bianco che per gli “ominicchi”, tanto per restare a Sciascia, della risma dei due camorristi che hanno minacciato Saviano era finito il tempo di dire e fare quello che volevano, che una stagione nera per la giustizia italiana era finalmente terminata.

Invece ci ritroviamo punto e a capo, a una negazione, “de facto”, della camorra e del suo potere di far seguire alle parole i fatti. E’ assordante il silenzio dei politici, i veri responsabili di questo stato di cose. E’ vergognoso che non ci sia stata un pubblica dichiarazione di solidarietà a Saviano. Ma, come ho detto, i quaqquaraqquà abbondano.

Parliamoci chiaro: per la politica la lotta alla mafia non esiste più da anni, non è argomento che rientri nei documenti di programmazione economica né nelle priorità dell’azione dei vari, pessimi esecutivi che si sono alternati al potere negli ultimi venti anni. Qui non è il caso di dire se è peggio Berlusconi, che i mafiosi se li teneva in casa o Renzi, che con Berlusconi fa gli accordi, qui bisogna denunciare l’assoluta e sospetta indifferenza della politica italiana verso un problema che è l’unico, vero freno allo sviluppo del paese.

O si capisce che la lotta alla mafia è prioritaria perché la mafia è il male di questo paese, il pensiero mafioso è il pensiero dominante in certi ambienti, le categorie semiologiche mafiose sono ormai parte integrante della nostra vita quotidiana e si cercano soluzioni adeguate per liberarsi di questa zavorra che ci impedisce di essere una nazione compiuta e civile, oppure le accuse di favorire gli interessi dei poteri forti, quasi sempre collusi con la criminalità organizzata, a scapito del benessere del resto dei cittadini sono del tutto giustificate, ed è troppo comodo liquidare chi denuncia questo sistema come un radicale o un idealista.

Segnali come quello di questa sentenza vanno colti al volo per rilanciare un’azione decisa, un’azione che non parta da un paio di nomi dal pedigree anti mafioso ineccepibile a cui vengono assegnate cariche senza alcun potere decisionale, ma da fatti concreti, provvedimenti chiari ed efficaci, leggi che si stampino a fuoco nei codici penali e che dicano che non si tornerà mai più indietro.

Non sembra che l’attuale governo abbia intenzione di procedere in questo senso, il colpevole ritardo nell’approvazione di norme urgenti come quella sull’auto riciclaggio, il silenzio sull’inserimento nel codice penale del reato di tortura, lo mostrano chiaramente.

E’ di oggi la notizia che il tritolo per il giudice Di Matteo è pronto, un’altra notizia che ci riporta indietro nel tempo. Dobbiamo aspettare un’altra strage perché la politica torni a occuparsi di criminalità organizzata? Questo paese ha davvero bisogno di quelli che, più che eroi, appaiono come vittime sacrificali sull’altare di Mammona, l’unico dio a cui i nostri politici sembrano essere sensibili?

Io spero di no,spero, appunto.

La cattiva politica


L’uomo è zoòn politikòn, diceva Aristotele, un animale politico, nato per relazionarsi agli altri. Di conseguenza la politica dovrebbe essere arte somma che permette ai migliori tra gli uomini di mettere al servizio della comunità le proprie doti di “animali politici” appunto. Chissà cosa penserebbe il grande filosofo della politica italiana e dei politici italiani di oggi. Chissà cosa penserebbe dell’ennesima norma di questo governo,quella sul pareggio di bilancio, che mette ancora una volta i numeri al primo posto, nel nome di una concezione finanziaria della politica che vede come unica virtù l’accumulo del capitale nelle mani di pochi per il benessere di pochissimi.

Intendiamoci, il pareggio di bilancio è cosa buona e giusta, ma basta un rialzo dei tassi d’interesse, magari per l’ennesima guerra balorda dichiarata perché Germania, Francia e Inghilterra possano vendere le loro bombe, perché salti il pareggio di bilancio e a pagare siano sempre i soliti, i lavoratori dipendenti, gli statali, quelli che pagano sempre, tutto. E’ la farfalla a Bangkok che provoca un’esplosione atomica in Russia, l’ineffabile legge del caos che in Italia, però, ha sempre un bersaglio preciso.

Il presidente Monti ha scoperto che in Italia gli investimenti sono frenati dalla corruzione. Ma come? Non ci ha raccontato fino a ieri, insieme alla lacrimante Fornero, che la colpa era dell’articolo diciotto? Bisogna forse pensare che la sottile arte della menzogna sia appannaggio anche dei tecnici, così lontani dalla asfissiante delle paludi della politica, così dignitosi, grigi, razionali, così spietati nel cancellare con un tratto di penna lavoratori, famiglie, futuro?

Forse scoprirà tra qualche tempo che non esiste futuro senza un rilancio dell’Istruzione, rilancio che non passa per la meritocrazia di alunni e professori, per la cancellazione delle bocciature, per nuovi e astrusi meccanismi di selezione dei migliori, gli Ottimati, i predestinati al potere. No, il rilancio passa attraverso finanziamenti alla scuola pubblica che permettano di recuperare i più deboli, quelli senza sostegno, i caratteriali, gli sfigati, quelli con famiglie disastrate. Toglierli dalla strada, dare loro un’opportunità, regalargli una speranza di futuro, una possibilità di lavoro, questo dovrebbe fare una scuola che funziona. Togliergli agli spacciatori, alle mafie, al crimine, alla miseria. Gli altri, gli Ottimati, andranno comunque avanti, chi per proprie capacità, chi per il proprio censo, chi per le raccomandazioni. Non è certo massacrando sadicamente i nuovi aspiranti dirigenti che si riformerà la scuola, né promettendo e rimangiandosi la chimera del concorso pubblico, né inventando i tfa ennesimo specchietto per le allodole- precari. Precario: parola cara a questo governo che si è assunto il compito di precarizzare la vita degli italiani.

Monti fa cattiva politica, anzi, Monti è la morte della politica. Con lui hanno fatto e continuano a fare cattiva politica, uccidono la politica, Berlusconi, D’Alema, Vendola,e compagnia cantante. Senza etica non esiste politica, senza un codice morale condiviso non esiste relazione, comunicazione, contatto. Questa politica, ma è solo finanza, chiamiamola col proprio nome, non si occupa di uomini e relazioni tra uomini ma di numeri e relazioni tra numeri. Cancella e cancellando uccide, perché le vittime reali di questa cattiva politica cominciano ad essere troppe.

E’ cattiva politica cementificare un paese invidiato in tutto il mondo per la bellezza dei suoi paesaggi naturali e questo governo, con una piccola, oscura norma, ha dato il via libera alla cementificazione selvaggia. E’ cattiva politica fare una norma sulla corruzione e mantenere la legge sulla prescrizione voluta da un pregiudicato al solo scopo di salvare la pelle. E’ cattiva politica non investire il bottino dei ladri per abbassare le tasse agli onesti. E’ cattiva, spregevole politica autorizzare le imprese a ricattare i lavoratori, a privarli della rappresentanza sindacale, a licenziarli quando fa comodo. E’ pessima politica pensare che l’istruzione passi dall’inserire la lingua inglese come lingua ufficiale in una università. Forse il rettore è ignaro che i manager canadesi per aprire la loro mente studiano greco, latino e Dante, si proprio il sommo poeta che dopo essere stato oltraggiato da Benigni deve subire anche questa: la sua bella lingua ritenuta indegna del sapere universitario. E’ orrende politica non attuare un solo provvedimento per contrastare la criminalità organizzata che spadroneggia ormai su tutto il paese. E’ immonda politica non comprendere che la lotta alla criminalità significa anche lotta alla droga che continua, nel silenzio colpevole di giornali e giornalisti sempre più proni, a mietere vittime tra i nostri giovani. A proposito: l’osceno giornalismo italiano, fatto di servi e uomini di scarsissima virtù, è frutto sia della cattiva politica sia dello stato miserando della nostra istruzione. Se il ministro Profumo volesse prendere coscienza della necessità di rilanciare le discipline umanistiche, apra una pagina qualsiasi di un qualsiasi giornale e si renda conto di quello che i giornalisti fanno alla nostra lingua.

Non parlo della Lega: chi mi legge sa quanto odio quel partito. E’ triste segno dei tempi che alcuni esimi commentatori abbiano pianto il triste declino di Bossi, che aveva dato, a loro dire, una sferzata alla politica italiana. Io rimpiango solo una cosa: che non sia finita prima. La lega è responsabile, assieme ai fascisti del miracolato Fini e a Berlusconi, dell’incanaglimento della politica italiana, dello sdoganamento delle istanze razziste e xenofobe, della svalutazione della cultura, dell’involgarimento di un paese che già non era raffinato di suo. Altrettanto responsabile la sinistra, che invece di proseguire sulla propria strada,o almeno su una strada, ha scelto di confrontarsi sullo stesso piano, finendo per perdere tutto.

Non esiste oggi un personaggio politico che possieda, almeno in parte, humanitas e pietas, virgiliane caratteristiche che rendono Enea, padre dell’Italia, un eroe umano, forse troppo umano. Non certo Grillo, iracondo miliardario stizzoso e autocratico che confonde le buone intenzioni con i programmi politici, sempre più simile all’immortale protagonista di Quinto Potere.

Non esiste un personaggio politico ma esistono facce più rassicuranti, più umane, più vere di quelle dei tecnici gerontocrati  al soldo di Goldman e Sachs, nuovo leviatano dei tempi moderni. Mi riferisco a Gino Strada e Roberto Saviano, due uomini veri, due uomini del fare, uomini che soffrono per i mali del mondo, per dirla con Vittorini.

Se dovessi scegliere un leader, una speranza per una nuova politica,etica, umana, vera, è a loro che guarderei, al loro coraggio di rischiare per gli altri, gli sconfitti, i diseredati, quelli senza voce. Prima che senza voce, immersi in un silenzio assordante, non ci si ritrovi tutti noi.