L’11 Luglio e la democrazia che diventa farsa


( N.d.a.: la manifestazione è stata annullata ieri e trasformata in un sit-in che si terrà il 16 Luglio. Evidentemente, la stupidità e il razzismo non sono così diffusi come contavano gli organizzatori. Tuttavia, il senso dell’articolo non cambia).

La questione non è da poco: manifestare il proprio dissenso è uno dei cardini della democrazia, su questo non ci sono dubbi. Ma manifestare contro una legge che condanna la violenza di genere, come avverrà l’11 Luglio in Italia, significa essere favorevoli alla violenza di genere, anche su questo non ci sono dubbi.

La domanda che tutti ci dobbiamo porre è quindi questa: è lecito, democratico, manifestare a favore della discriminazione sessuale e della violenza di genere in aperta violazione del dettato costituzionale?

Il mio personale pensiero, del tutto di parte, è che la manifestazione dell’ 11 Luglio è semplicemente ignobile, offende la democrazia e il buon senso ed è l’ennesimo esempio dell’ignoranza, del bigottismo da cattolici reazionari, della becera trivialità che da troppo tempo ammorba il nostro paese.

Non sono un giurista ma penso, usando quel lume della ragione che tanti volterriani de noartri hanno svilito difendendo il povero Salvini in questi giorni, che chi manifesta in aperto dissenso alla Costituzione non abbia il diritto di farlo e che questa pagliacciata non andasse autorizzata.

Purtroppo, quando c’è di mezzo il mondo cattolico, anche quello reazionario e minoritario di estrema destra, in aperto contrasto col Papa, in Italia è impossibile far valere le regole democratiche. Vale per i finanziamenti alle scuole private, il pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa, ecc. Lo dico da credente e cattolico, tanto per non dare spazio a dubbi.

La piattaforma della manifestazione è semplicemente ridicola: ci si appella alla libertà d’opinione, che non è in alcun modo violata dal Ddl, al diritto di ribadire il primato della famiglia “naturale”, che non viene in alcun modo limitato, a una presunta difesa della pedofilia che ovviamente, non è contenuta nel decreto. Si parla poi del diritto di rifiutarsi che i loro figli partecipino a lezioni sull’identità sessuale a scuola, casomai imparassero qualcosa di utile.

La solita propaganda clericofascista, il solito pattume ideologico di chi è incapace di accettare che la gente possa essere libera di amarsi come vuole, di vivere la propria vita secondo schemi che non sono quelli della maggioranza, di non adeguarsi al pensiero comune.

Io credo che non si sia mai scesi così in basso, in questo paese, credo che siamo arrivati al punto di non ritorno: difendere di fatto la violenza contro chi la pensa diversamente da te è la natura del fascismo, il nucleo fondante della violenza squadrista. Trovo gravissimo che un uomo politico…scusate, che un politico…scusate, che Salvini abbia liquidato la faccenda con una battuta idiota e, per altro fuori luogo, quella sull’eterofobia. Per assurdo, la legge, punendo ogni discriminazione di genere difende anche gli eterosessuali.

Lasciamo perdere poi le disquisizioni dei giuristi da quattro soldi, quelli secondo cui basterebbe pochissimo per essere accusati di omofobia: magari fosse così, qualcuno imparerebbe a non rompere i coglioni al prossimo.

Dovremmo piuttosto chiederci perché, nel 2020, è diventato necessario rafforzare una legge già presente, perché ci sono ancora individui che si sentono in diritto di pestare, usare violenza, discriminare, emarginare chi cerca di vivere la propria identità, perché esistono famiglie incapaci di accettare che i loro figli e figlie possano amare persone dello stesso sesso e capaci di reagire in modo violento a questa scelta. A proposito del primato della famiglia naturale.

L’11 Luglio si celebrerà un’altra pagina triste e squallida nella storia del nostro paese, l’ennesimo attacco alle libertà di tutti perché quello che diceva Voltaire, quello che diceva veramente, non era che ognuno hai il diritto di offendere il prossimo e pensare di farla franca ma che i diritti delle minoranze sono i diritti di tutti.

Ma i malati sono gli omofobi


Foto di mmi9 da Pixabay

Il prefisso “omo” in greco significa uguale, “fobia” invece designa una paura morbosa, patologica.

Dunque, etimologicamente, l’omofobia è la paura di chi è uguale. La patologia non sta in chi è uguale, ma in chi ne ha paura.

Perché, scusate la citazione, i gay piangono come noi, ridono come noi, se li feriamo sanguinano come noi, perché sono come noi, esseri umani, uomini e donne, che cercano di vivere nel modo più sereno possibile senza rinunciare ad essere sé stessi. Chi non accetta questo è, senza dubbio, disturbato.

Celebrare la giornata mondiale contro l’omofobia nel 2020 è assurdo, pensare che ci sia ancora chi crede che amare in modo diverso sia un segno di perversione o una punizione, è folle, eppure è necessario: basta dare una scorsa ai social per comprendere come gli omofobi, cioè i malati veri, quelli che veramente sarebbero da curare, sono molti, spesso ignoranti al limite dell’analfabetismo, da come scrivono e argomentano, ma molti, probabilmente troppi. Senza parlare dei pseudo intellettuali propagatori di bufale e idee assurde.

Non commettiamo l’errore di pensare che gli omofobi appartengano solo a una corrente politica perché rischieremmo di sottovalutare il problema: certo, i fascisti lo sono sempre stati, ma quale categoria, a parte sè stessi, i fascisti non odiano?

Anche i comunisti sono stati a lungo omofobi ,vedere Pasolini e ad Aldo Busi per approfondire, e certi pregiudizi sono duri a scomparire. La sinistra non è immune da questo male, non lo era neanche quando aveva una presunzione di superiorità. Anzi.

La verità è che la morale di cui siamo impregnati, quel cattolicesimo ipocrita e borghese che va per la maggiore e l’essere fedeli alla linea che andava per la maggiore un tempo, non contemplano chi canta fuori dal coro, non approvano l’espressione palese della diversità. Si fa, ma in silenzio, basta che non si venga a sapere.

Se l’omosessuale si comporta da giullare,se è una rockstar che vive di eccessi per definizione, come Freddy Mercury ed Elton John, allora è tutto ok, è quella trasgressione lecita che ogni sistema consente, se è uno scrittore, magari un grande scrittore come Aldo Busi, va già meno bene, perché fa pensare, ma meno male che la gente in Italia legge poco.

I problemi nascono quando a essere gay è un ragazzo/a normale, che non vuole nascondere le proprie inclinazioni e vuole vivere la propria vita di relazione alla luce del sole. E magari non ha i miliardi e la popolarità di una rockstar.

Ammesso che riesca a superare senza traumi quel momento cruciale che rappresenta mettere al corrente la famiglia delle proprie inclinazioni, e specie al sud si rischiano come minimo le botte e l’emarginazione sociale, i problemi poi nascono fuori, nella vita di tutti i giorni: sul lavoro, a scuola, per strada.

Le violenze, le discriminazioni, gli atti di bullismo contro i gay sono all’ordine del giorno, il pregiudizio omofobico è presente già nei ragazzini e crescendo peggiora. Per non parlare dello stillicidio di battute, frecciate, cattiverie a cui vengono sottoposti quotidianamente.

Sciocchezze come le crociate contro la teoria gender, una legge sulle unioni gay senza coraggio sbandierata come un grande passo in avanti, manco fossimo nel medioevo, carnevalate come quel grande letamaio che è stato il congresso di Verona, le dichiarazioni allucinanti di esseri come Pillon, Adinolfi, Fontana, il sindaco di Genova, un bravo borghese amico dei fascisti che toglie il patrocinio del comune al gay pride, sono segnali allarmanti di un problema ampiamente ignorato dai media che riguarda ognuno di noi: perché i diritti di uno, sono i diritti di tutti.

E’ un problema che va di pari passo con i rigurgiti di fascismo presenti nel paese ma che è, principalmente, culturale. Lo confermano le recenti, deliranti e allucinate esternazioni di quella specie di Celestino V teutonico, che sembra provare un piacere sinistro a distruggere quello che Francesco, a fatica, prova a costruire. Lo conferma una stampa che credo sia da annoverare tra le peggiori dei paesi occidentali. E stendiamo un velo pietoso sulla televisione.

Ecco perché è ancora necessaria una giornata come questa, in questo paese provinciale e bigotto, ipocrita e ignorante, sempre più avvelenato dall’odio e incapace di garantire una reale libertà a tutti i suoi cittadini.

Quando poi, a non essere garantita, è la libertà di amare chi si vuole come si vuole, allora significa che viviamo davvero in tempi bui.