Pagare per salvare una vita


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L’aggiornamento del decreto sicurezza di Salvini è riuscito, anche se sembrava impossibile, a peggiorare il suo predecessore. Se diventerà legge, infatti, e ci aguriamo di no, per salvare una vita in mare bisognerà possedere un permesso altrimenti si rischia una multa salatissima.

E’ l’ennesimo atto dell’unica cosa che questo governo è riuscito a perseguire con tenacia e costanza: la guerra contro gli ultimi.

Mai, come da quando Cinque Stelle e Lega sono al potere, chi lavora nel sociale, chi si spende per gli altri, è stato così vilipeso, perseguito, offeso, mai, come oggi, gli è stato impedito di salvare vite umane. Ma il terzo settore, che svolge un compito che lo Stato non riesce a svolgere, che si occupa di quelli di cui lo Stato non si occupa, è stato messo così gratuitamente e insensatamente sotto attacco.

I Cinque stelle non sono esenti da questa ventata di disumanità: hanno cominciato loro, accusando le Ong di essere taxi del mare in accordo con gli scafisti, accuse rivelatesi poi infondate, come tutte le altre lanciate dal loro sodale Salvini. Hanno comunque appoggiato tutte le porcherie del ministro e l’unica cosa che Di Maio ha contestato al decreto è di non aver fatto abbastanza per le espulsioni. Il Movimento ormai, bisogna prenderne atto, è un partito di estrema destra.

Il decreto è osceno nella sua formulazione, come sempre quando si tratta di Salvini. Mi riferisco alle assurde restrizioni riguardanti l’accoglienza, dal dimezzamento della cifra che lo Stato dava alle associazioni per svolgere il loro lavoro, già bassa, al trasformare i centri di accoglienza in qualcosa di molto simile a una stalla, dove si fornisce vitto e alloggio, e nient’altro, dove non si insegna più l’italiano e non c’è più nessuno che aiuta persone traumatizzate da esperienze drammatiche. Non è un caso che molte associazioni abbiano rinunciato a partecipare ai bandi, perché tale trattamento viola la costituzione che garantisce piena dignità a chi vive sul territorio italiano. I numeri dei profughi non più ospitati sono alti, un’emergenza creata a tavolino da una politici cinici, privi di coscienza e di valori.

In questa escalation di violenta disumanità, che non sembra interessare nessuno, va inserita la campagna contro i rom, dai panini calpestati ai fatti di Casal Bruciatto, atti brutali e vigliacchi a danno di persone che non avevano fatto nulla. Rientra nella formula della creazione del nemico, strumento utile a una coalizione che, altrimenti, dovrebbe prendere atto dell’inconsistenza della propria politica e del proprio fallimento.

C’è il sospetto di trovarsi davanti a una nuova forma di strategia della tensione, perché questi provvedimenti porteranno inevitabilmente a un aumento della criminalità, quindi a nuovi provvedimenti repressivi e restrittivi nei riguardi di tutti gli stranieri e non solo dei criminali, naturalmente.

E poi toccherà a noi.

Eh, sì, perché sequestrare telefonini e striscioni, non so quanto legittimamente, è un segnale chiaro di quanto Salvini non ami il dissenso, sentire un ministro dell’interno parlare di zecche rosse, nei riguardi di chi lo contesta, come i poliziotti che durante il G8 del 2001 massacrarono gente inerme che manifestava anche per loro, fa venire i brividi. Come fa venire i brividi l’attacco della polizia a un cittadino sotto sorveglianza, un episodio molto più oscuro e inquietante del rilievo che ha avuto sui giornali.

De te fabula narrantur, dicevano gli antichi, questa storia parla di te, qualunque storia parla di noi. Emanare un decreto che costringa chi salva una vita a pagare per farlo, è una tale oscenità, una tale aberrazione, che dovrebbe sconvolgerci nel profondo. Invece non accade, neanche dall’opposizione arriva la levata di scudi che ci si attenderebbe dinanzi a un tale arbitrio. Neanche i giornali liberal danno più di tanto risalto alla notizia, quasi vivessimo una sorta di assuefazone all’iniquità, quasi ci aspettassimo, ogni giorno, una nuova diminutio di umanità da accogliere con indifferenza. In nome della campagna elettorale e di un pugno di voti, si abiura qualunque valore. Senza comprendere, che quello che facciamo agli altri ricadrà su di noi.

Mi sono sempre chiesto come poterono gli ebrei accettare, senza protestare, le progressive riduzioni di diritti civili e libertà che gli inflissero i nazisti e i fascisti: comincio a rendermente conto, in Italia, oggi.

Botta e risposta Saviano-Polizia di stato: qualcosa non funziona.


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La polizia di Stato serve il paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge. Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali”.

Non so per voi ma, a mio parere, è questa risposta partita dall’account ufficiale della polizia di Stato in risposta a un post di Saviano che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali e alimentare un confronto acceso. Un post minaccioso, che non entra nel merito della questione legittimamente posta da Saviano e offende lo scrittore, per altro sotto scorta da anni, accusandolo di essere ingeneroso con Salvini (sic!) o di voler regolare non ben precisati conti personali. Affermazione che riguardo a un uomo perseguitato dalla Camorra è piuttosto inelegante.

Aggiungiamo, qualche giorno fa, la messa in rete del video con le violenze di Manduria, del tutto ingiustificata, che ha aizzato una campagna d’odio contro i responsabili di quei fatti che, questo dovrebbe saperlo sia la polizia sia il capo della polizia che ha ridicolizzato chi si è interrogato sulla necessità di diffusione di quel filmato, una volta arrestati, sono sotto la tutela dello Stato e innocenti fino a prova contraria, quindi sotto le leggi delle stato di diritto.

Cosa aveva scritto di tanto scandaloso Salvini? Quello che pensiamo in molti e, a mio parere, a difesa delle forze di polizia, a suo parere ridotte a sequestrare striscioni e telefonini, e sulla legittimità di questi atti qualcuno, prima o poi, chiederà ragione nelle sedi opportune, invece che, per esempio, impegnate disperdere i fascisti di Casapound che, con un gazebo, da giorni incitano all’odio razziale verso una famiglia rom a Casal Bruciato, violando un paio di leggi costituzionali.

Oggi ho visto casualmente un servizio sul Tg2 dove un giornalista. per buoni cinque minuti, ha riempito di insulti, usando un gergo camorrista e mafioso, il colpevole del ferimento della piccola a Napoli, alimentando così un’altra fiammata d’odio. Lungi da me difendere un feritore di bambine, provo disgusto solo a vederlo, ma lo stato di diritto vale anche per lui così come la deontologia dovrebbe essere seguita anche dal cronista in questione.

Questa salvinizzazione della polizia e dell’informazione, questo uso della volgarità intellettuale o, nel caso del giornalista, della volgarità tout court, somiglia sinistramente ai commenti di un esponente di un sindacato di polizia durante i fatti del G8: sprezzanti, sostanzialmente tesi a difendere l’indifendibile. Solo che lì si trattava, appunto, di un sindacato, qui si tratta della Polizia di Stato, che dovrebbe difendere i diritti garantiti dalla Costituzione di tutti noi, responsabili di reati e non, rom, neri e bianchi.

Io credo che la polizia sia essenziale per garantire la tenuta dello stato di diritto e della democrazia nel nostro paese, che abbia pagato un prezzo altissimo in passato e che tutti dobbiamo mostrare riconoscenza e rispetto verso gli uomini in divisa, ma affermare che non è piegata ad alcun interesse di parte, in quest’episodio specifico, mi sembra discutibile. Non si conosce il responsabile del post né il responsabile della messa in rete del video di Manduria ma io credo che i vertici della polizia, invece di fare sconsiderate accuse di vittimismo e commenti sarcastici, dovrebbero intervenire con chiarezza e smetterla di considerare il loro operato esente da critiche. Non inseguire l’impunità, come qualche volta è avvenuto in passato, ma la limpidezza e l’onestà, oltre che la chiarezza.

Io a Genova nel 2001 c’ero e spero di non rivedere più quello che ho visto allora, ma con un ministro degli interni come quello attualmente in carica e dichiarazioni di questo tipo avallate dai vertici della Polizia di Stato, non mi sento per nulla tranquillo.

Pro o contro non si sa bene cosa


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Ormai è un format consolidato:  Salvini dice una cazzata, altro non sa fare da decenni, Fusaro, enorme paraculo di genio, aizza la polemica con forbita cialtronaggine e sui social si infiamma la polemica, perdendo di vista il nodo cruciale del discorso.

Questa volta è toccato a Saviano, personaggio controverso, con cui spesso mi trovo in disaccordo.

Mentre trovo nella sostanza e non nei toni, insopportabili, la critica di Fusaro, che a volte non dimentica di essere un filosofo di sinistra, al momento passato alla parte che gli dà più visibilità, trovo asoslutamente inaccettabile la volgare e rozza minaccia del ministro dell’interno di togliere la scorta a Saviano.

Trovo le considerazioni di Saviano riguardo l’immigrazione assolutamente populiste e semplicistiche, anche se di segno opposto rispetto a quelle razziste e fascistoidi di Salvini, altrettanto censurabili e criticabili. Il problema dell’immigrazione esiste, perché se è vero che non c’è nessuna invasione e che molte menzogne sono state raccontate, è anche vero che esiste la percezione sociale della minaccia e, da Hitler in poi, la percezione sociale è quella che crea il consenso. E’ tempo che la sinistra, se vuole riguadagnare quello che ha perso, rifugga da un ecumenismo ipocrita che non le appartiene, dato anche che Salvini sta solo seguendo il sentiero tracciato dall’odioso Minniti, ma proponga soluzioni concrete ed efficaci che vadano verso un’accoglienza controllata e regolamentata, guardando a quanto già esiste in molte realtà del nostro paese, dove l’integrazione esiste e funziona ed esportando queste soluzioni su scala nazionale. Il razzismo si combatte alla radice, togliendogli argomenti, non con manifestazioni e frasi nobili.

Ma il problema non è la posizione politica di Saviano, nè se abbia copiato alcune parti dei suoi libri  ( come fanno tutti gli scrittori) nè se sia un genio letterario o meno (non lo è, è un pessimo scrittore, noioso, retorico e verboso), il nodo del problema è che un ragazzo che vive da anni una vita a metà, perché questa è la vita sotto scorta, perché ha mostrato un grande coraggio, o una grande ingenuità, dicendo pubblicamente quello che molti tacevano per paura, è stato pubblicamente minacciato con metodi mafiosi da colui che dovrebbe assicurarne la sicurezza.

In qualunque altro paese europeo che non appartenga alla congrega nazista di Visegrad, il ministro si sarebbe dimesso tre minuti dopo aver pronunciato la sua minaccia e la sua carriera politica sarebbete definitivamente, e meritatatmente, terminata.

Invece sui social italiani si scatena la guerra di chi sta con Saviano e chi contro, addirittura arrivando a dire che sarebbe giusto togliergli la scorta perché scrive male!

Siamo veramente all’azzeramento non solo dello spirito critico ma delle più elementari capacità cognitive.

Va detto che anche Saviano ci ha messo del suo, andando fuori dalle righe nella sua replica e contribuendo ad aizzare la lite. Peccato che nello scontro tra questi due bulli di quartiere si giochi, sullo sfondo, una battaglia di legalità fondamentale. Perché se chi occupa un ruolo istituzionale usa tono e modi da mafioso , il problema ci riguarda tutti, razzisti e buonisti, di destra o di sinistra.

E soprattutto, maschera per l’ennesima volta il fatto che, a quasi quattro mesi dalle elezioni, il nuovo governo non abbia ancora fatto una beata minchia per il paese.