Bestiario sulla scuola


Mi pare di poter affermare, senza tema di smentite, che l’intervento odierno del ministro (chiamiamola così) dell’Istruzione rappresenti l’apice di una escalation di idiozie che appaiono ormai quotidianamente in dosi massicce sui social e sui giornali.

Provo quindi a replicare alle fesserie più evidenti accompagnando la replica con una preghiera: prego chi non ne è parte integrante di non parlare di scuola. La prima regola che insegno ai miei allievi è che, a volte, è meglio tacere piuttosto che dire stupidaggini.

Domanda: Medie ed elementari lavorano in presenza, perché le superiori no?

Risposta: medie ed elementari hanno un’utenza di quartiere che non sovraccarica i mezzi pubblici e, di conseguenza, dovrebbe esserci una riduzione del rischio notevole. In realtà non è così, ma dal momento che i bambini non possono essere lasciati a casa da soli si è preferito lasciare aperta la frequenza e sperare in bene. I ragazzi delle scuole superiori arrivano nelle sedi scolastiche da tutta la provincia e dall’entroterra, con un grave sovraccarico dei mezzi pubblici e aumento del rischio di contagio.

Affermazione: La dad deprime i ragazzi e uccide la loro socialità.

Basterebbe il quotidiano sequestro di cellulari in tutte le scuole del regno per mostrare che si tratta di un idiozia. I ragazzi si contattano, vivono, si relazionano in modo virtuale da sempre. Ovvio che l’aggregazione sociale sarebbe auspicabile ma, tranne casi specifici che risulterebbero comunque problematici anche in presenza, mi sento di smentire, per esperienza diretta, questa affermazione, che, guarda caso, non viene mai accompagnata da dati statistici.

Affermazione: Cresceremo una generazione di ignoranti

Risposta: Gli insegnanti italiani, per la stragrande maggioranza, hanno e stando dimostrando la loro grande professionalità, al contrario di chi dovrebbe rappresentarli in parlamento, portando avanti regolarmente i programmi didattici anche in dad, inventando nuove strategie e sperimentando. Se il ministro eviterà di dire a Marzo che tutti saranno promossi, come accaduto l’anno scorso, i risultati scolastici a fine anno saranno quelli attesi e non ci saranno particolari lacune nella preparazione degli studenti, per la stragrande maggioranza di loro.

Affermazione: Disabili e alunni in difficoltà sono danneggiati

Gli alunni disabili vanno a scuola regolarmente, quelli in difficoltà, se abbandonati a sè stessi, sono sicuramente danneggiati dalla didattica a distanza ma la responsabilità è anche di chi li abbandona a sè stessi, non solo della scuola. Vogliamo parlare della dispersione scolastica? Meglio di no.

Affermazione: Si potrebbe andare a scuola due volte a settimana per spezzare la routine.

Risposta: Sfugge il nodo del problema: le scuole non sono in sicurezza, il distanziamento di un metro non è efficace e non ci sono sistemi di aerazione efficienti. Oltre al problema dei mezzi di trasporto.

Affermazione: all’estero non si è chiuso.

Risposta: Sticazzi! Andate a controllare le statistiche dei contagi a scuola all’estero, guardate cosa sta succedendo nel nord Europa. E comunque, tutti gli Stati europei hanno chiuso e stanno chiudendo le scuole.

Affermazione: Le scuole non sono focolai.

Risposta: Vero, quasi vero, falso. Non abbiamo dati ufficiali, il che induce a pensar male. Ma se anche fosse, il problema sono i mezzi di trasporto e il fatto che i ragazzi, se a scuola sono controllati, non lo sono fuori e rischiano di contagiare i loro compagni e i loro insegnanti a scuola. Ripeto: non è stato fatto nulla, da parte di quella stessa persona che oggi dichiara di stare dalla parte degli studenti, per mettere le scuole in sicurezza.

Affermazione: gli studenti protestano in tutta Italia

Risposta: mi spiace per quelle poche decine di studenti plagiati ( guardate le immagini: non arrivano mai a dieci) che protestano per ritornare a scuola in condizioni di scarsa sicurezza. Con la retorica, le lettere di scuse pubblicate sui giornali e i bei gesti. i problemi restano, lavorando seriamente, in parte, si risolvono. Questo vale anche per tutti i colleghi che “stanno con i ragazzi”. Che non vuol dire un cazzo.

Affermazione: Allora dobbiamo restare chiusi a tempo indeterminato?

Risposta: No. In una settimana si possono fare tamponi in tutte le scuole o, comunque, in un numero tale di scuole da essere statisticamente credibile e valutare la situazione. Temo non lo si faccia perché si conoscono già i risultati. In una settimana si possono vaccinare tutti gli insegnanti e gli studenti, ma non lo si fa perché poi insorgerebbero, giustamente, le altre categorie che lavorano a contatto con il pubblico. Di sicuro, in una settimana non si possono mettere in sicurezza le scuole.

La cattiva informazione sulla scuola.


Non leggo neanche più le notizie sulla scuola che, quotidianamente, appaiono sui maggiori quotidiani. Sono piene di inesattezze, animate da palese malafede e funzionali a fare da altoparlante o da velleitario contraltare critico, anzi acritico, alle iniziative del governo.

Oggi ad esempio, su Repubblica, c’era un articolo che ci informava sul fatto che la DAD amplia le diseguaglianze. Come se, prima, le diseguaglianze fossero ridotte e non fossero invece amplificate da una scuola che, negli ultimi anni, sull’onda di una certa retorica meritocratica, trasversale e ottusa, è diventata più classista di quanto già non fosse.

Anche il quadro che si fa dei giovani, dipinti come depressi, deprivati socialmente, ecc. non tiene conto che da anni, ormai, nella totale indifferenza di tutti tranne che, guarda un po’, degli insegnanti, le relazioni tra i ragazzi, i contatti sociali, le interazioni preliminari, anche sessuali, sono ormai virtuali, passano prima, durante e dopo il contatto fisico e visivo, dai social. L’esposizione social definisce la popolarità, il successo sociale degli adolescenti, aumenta o deprime la sua autostima.

Ma ovviamente, riguardo i giovani, non si interpella chi li vede e interagisce con loro per anni, due, tre, quattro ore al giorno, ma psicologi, filosofi, sociologi che, da quel che dicono, non hanno mai neppure dialogato con un adolescente oggi ( i colleghi che redigono i pdp e si trovano davanti certe diagnosi, sanno cosa intendo).

Finchè un cretino si alzerà ogni mattina, dirà la sua sulla scuola e un giornale lo pubblicherà in prima pagina, finché i social saranno pieni di imbecilli che pontificano su un lavoro sempre più complesso e frustrante, senza sapere di cosa parlano, finché il ministero dell’Istruzione verrà assegnato per dare un contentino a questo o quello schieramento e non sulla base di competenze reali ( vabbè il ministro attuale le competenze le avrebbe, in teoria. E’ sul reali che crolla), parlare di scuola sarà inutile e inutile sarà leggere le argomentazioni di chi ne parla, perché non sa quel che dice.

Prima del Covid, non andava tutto bene. Le classi erano stracolme, gli spazi limitati, i programmi svolti obsoleti, anzi morti, visto che non esistono più da trent’anni e continuiamo a prorogarne la fine, mancava il personale per buona parte del primo quadrimestre, non c’era alcun motivo logico per un un/a giovane dotato/a di normali facoltà mentali dovesse scegliere di svolgere un mestiere ingrato, mal pagato, faticoso e burocraticamente allucinante.

Lasciamo poi stare i tupamaros della scuola in presenza, i luddisti pronti a distruggere i pc, ecc. ormai bastano tre alunni, probabilmente prezzolati che stazionano davanti a una scuola vuota, e pochi colleghi convinti, no, loro non sono prezzolati ci credono davvero, per dire che i ragazzi e gli insegnanti vogliono la scuola in presenza a rischio della vita.

Poi partecipi a un’assemblea sindacale e tocchi con mano i problemi, la paura, le preoccupaszioni di una categoria che nessuno più rispetta. Con buona pace dei luddisti.

Passato il Covid, sarà uguale, La scuola continuerà ad essere classista e ad escludere gli ultimi esattamente come prima: le classi continueranno ad essere sovraffollate ( vi passa mai per la mente che definirle “pollai” è offensivo verso i ragazzi?), gli insegnanti a mancare, i precari a protestare, i ministri a legiferare cose inutili.

La verità, corroborata dai fatti, è che la scuola, ormai, è solo uno strumento di propaganda politica, una parola di cui riempirsi la bocca e poi sputare via, un cattivo pensiero da scacciare. Non gliene frega niente a nessuno e lo Stato si guarda bene dall’investire sull’istruzione, per limitare il rischio che si riesca davvero a formare e istruire generazioni di ragazzi consapevoli e dotati di spirito critico.

Il fatto che, nonostante tutto e tutti, continuiamo a svolgere il nostro lavoro, ad andare avanti anche in piena emergenza, ad usare la DaD come un momento di formazione e stimolo a fornire un servizio migliore, personalmente non lo trovo un motivo di vanto: probabilmente, dimostra solo che siamo cretini.

Il consiglio di lettura di oggi è il diario, esilarante ma non troppo, di una collega di Vercelli.

Le scuole non incidono sull’aumento dei contagi. Per ora.


I numeri non sono opinioni, i numeri dicono la verità. L’istituto superiore di Sanità dice che la riapertura delle scuole ha inciso per il 2% sull’aumento dei contagi e l’esperienza quotidiana di chi lavora a scuola ci dice che è vero.

Non mi giunge notizia di intere classi di contagiati, ma di casi sporadici e di tante richieste di tamponi, che poi risultano negativi. Non c’è bisogno di un infettivologo per capire che, se la scuola davvero fosse il veicolo primario d’infezione, come qualcuno comincia irresponsabilmente ad affermare, le cifre sarebbero ben altre. Avremmo intere classi in quarantena e istituti chiusi. Non è così.

Tuttavia, le scuole potrebbero inevitabilmente diventare un problema se il governo centrale e quelli regionali continueranno a far finta di non sapere cosa sta accadendo. Anzi, potrebbero diventare un comodo capri espiatorio per giustificare ritardi, inettitudini e omissioni volontarie.

Non è certo bloccando le partite di calcetto o impedendo la vendita di alcolici dopo le 21 che l’infezione si attenuerà. Sarebbe forse il caso di cominciare ad avviare controlli stringenti nelle aziende e di affrontare il tema dei trasporti pubblici. Invece, in nome dell’economia, si preferisce attuare provvedimenti di facciata del tutto irrilevanti, arrivando agli estremi del governatore della Liguria Toti, secondo cui non bisogna dare addosso a chi vuole continuare a vivere e a divertirsi, anche se lo fa a scapito della salute pubblica, infischiandosene di chi ha vicino.

Quello che sta accadendo è il risultato del liberi tutti troppo frettoloso di questa estate, di una politica ormai del tutto priva di etica e subordinata al capitale, di una società sempre più egoista, manichea, dove la solidarietà sociale sta diventando una parola priva di significato.

A scuola, ogni mattina, vedo persone responsabili che hanno cura di sé e degli altri, svolgere il proprio lavoro con grande spirito di servizio e, dall’altra parte della cattedra, ragazzi che rispettano le regole senza protestare, consapevoli che vanno a vantaggio di tutti. Ma purtroppo, in questo caso, il microcosmo scolastico non è l’espressione del macrocosmo.

So che ci sono colleghi nostalgici della didattica a distanza e ne rispetto le opinioni, ma non le condivido: è giusto, che fino a quando sarà possibile farlo in sicurezza, si vada a scuola in presenza.

Quello che fa rabbia è che con pochi accorgimenti, ventilazione delle aule, distanziamento assicurato grazie all’aumento degli organici, doppi turni dove necessario, si sarebbero potuti evitare, probabilmente, anche i pochi casi che si verificati fino adesso, garantendo un prosieguo tranquillo e senza ambasce dell’anno scolastico.

Si è scelta la strada dei proclami, delle operazioni di facciata, del finto rigore nei riguardi dei più deboli ( i precari), del fare (pochissimo) senza pensare a cosa si stava facendo, dell’arroganza a scapito del confronto. Nonostante questo, la professionalità di chi la scuola la fa ogni giorno sta prevalendo e sta ottenendo risultati che non verranno mai riconosciuti da nessuno.

Quello che succede fuori dai cancelli delle scuole è responsabilità politica e la politica, centrale e regionale, è pericolosamente tentennante, quando non è completamente latitante. È anche, ahimè, responsabilità individuale, che non è la dote più spiccata degli italiani.

Stiamo andando verso un nuovo disastro? Non lo so e non è mio compito dirlo. Io sono pagato, poco, per insegnare ed è quello che cerco di fare meglio che posso ogni giorno. Ci sono persone con compiti istituzionali, pagate molto più di me per risolvere questi problemi, che non mi sembra stiano facendo lo stesso.

Mi auguro che non si arrivi a una nuova chiusura delle scuole: questo paese ha bisogno di cultura, di nuove idee, di energie, tutte cose che possono arrivare solo dai ragazzi e dalla scuola. Chiudere di nuovo significherebbe sbarrare ancora una volta le porte al futuro.