Report: incidente di percorso o si è squarciato il velo di Maia?


Premetto che Report non l’ho mai sopportato. detesto i toni apocalittici di chi vuole per forza che in questo paese tutto vada male e cerca il marcio, detesto in particolare una certa sinistra, quella dell’area politica di riferimento della Gabanelli, che ama la polemica per la polemica, che è superficiale nell’analisi e confonde la denuncia con la calunnia.

Ricordo un osceno servizio sulla scuola che avrebbe provocato probabilmente un sussulto orgasmico a Renzi, se non fosse stato ancora in fasce.

Detto questo, dopo le polemiche sulla puntata, a dir poco approssimativa e tendenziosa, riguardante i vaccini, ho visto una parte dell’ultima puntata, quella dedicata a Trip Advisor e l’ho trovata inutile e irritante.

Ok, i like possono essere facilmente falsati: sai che scoperta! Lo fanno i ragazzini per aumentare gli accessi alle pagine Facebook, figurati dei manager. Ok, esistono agenzie che offrono di aumentare i like dietro compenso. Non è illegale, è nell’rodine delle cose in pubblicità Uno scrittore altrimenti osceno come Dan Brown, continua a vendere milioni di copie perché ogni suo (pessimo) libro è accompagnato da un ingente battage pubblicitario che comprende le numerose copie bene in vista nelle librerie per catturare l’interesse dei lettori. E allora?

Insomma mancava lo scoop, mancava il servizio mancava il motivo di una polemica capziosa e gratuita. Viaggiando, mi affido spesso a Trip advisor e posso dire che non mi ha mai ingannato: i buoni ristoranti hanno molti like a priori e i commenti negativi gratuiti si riconoscono immediatamente. Personalmente lo trovo un servizio utile e affidabile, quando non risultasse più tale, cancellerei l’app dal cellulare e amen. Allora?

I gestori che si lamentavano delle cattive recensioni o non fornivano un servizio adeguato o avevano prezzi elevati: escludo per la mia esperienza che Trip Advisor possa far chiudere un locale dove si mangia bene. nasce il dubbio che il servizio sia stato suggerito proprio da chi ha moto da temere dalle libere recensioni dei clienti.

Il legittimo sospetto è che Report non abbia mai fatto giornalismo d’inchiesta, quel giornalismo di cui la Rai un tempo era maestra e si sia limitato a sollevare polvere, qualche volta colpendo anche nel segno, spesso no. Adesso che non ha più le spalle coperte politicamente, adesso che non c’è più il berlusconismo da combattere ad ogni costo ma tutto è diventato berlusconismo con un altro nome, i nodi vengono  al pettine e viene messa in evidenza, spietatamente, forse al di là dei demeriti effettivi, la pochezza di un programma che ha fatto il suo tempo.

E’ un altro esempio dello stato miserando in cui versa l’informazione nel nostro paese. Sui giornali leggiamo servizi approssimativi, tendenziosi, volgari, molto, troppo spesso, pieni di errori. le notizie importanti vengono messe in secondo piano a favore dello stucchevole pettegolezzo quotidiano.

Parliamoci chiaro: chi se ne frega se la moglie di Macron ha venticinque anni più di lui? Non è più importante che riesca a frenare la deriva populista che porterebbe una vittoria della figlia del fascista Le Pen?

E’ davvero così rilevante che un ballerino abbia toccato per scherzo il culo ad Emma durante una puntata di amici? Tanto da sbatterlo su tutti i giornali?

Ce ne può fregare di meno se un presunto terrorista marocchino chiamava mamma la sua padrona di casa?

Come mai è scomparsa la Siria dalle prime pagine? Stanno tuti bene? E in Turchia che si dice, tutti liberi? Come se la passano in Venezuela? Cosa succederà in Europa se vincesse i ballottaggi la figlia del fascista? Qual è il programma di Renzi nel malauguratissimo caso che riesca a vincere le inutili primarie del Pd? Come pensa di ricostruire un partito che ha condotto alla scissione e di recuperare un elettorato che lo odia? Cosa pensa di fare Grillo per la scuola, per il lavoro, per la penetrazione delle mafie al nord, per i problemi reali che affliggono questo paese?

Queste sono notizie, tutto il resto è solo chiacchiericcio inutile.

L’impressione è che la nuova edizione di Report abbia squarciato il velo di Maia sul programma e che anche il re dell’informazione di denuncia sia, alla fine, desolatamente nudo. né più né meno uguale ai suoi fratelli della carta stampata. Questo è un paese dove la diversità presto o tardi, diventa omologazione.

Un’informazione di basso livello asservita alla politica è un rischio per la tenuta democratica di questo paese ma il problema sembra non toccare minimamente né i vecchi né i presunti nuovi attori della scena politica italiana. Loro, finché in prima gina c’è la mano sul culo di Emma, dormono sogni tranquilli.

P.s. A scanso di equivoci: lo scherzo ad Emma è stato censurabile e di pessimo gusto.

La pietà 2.0


Sono anni che i bambini muoiono in Siria, non c’era bisogno delle foto strazianti di questi giorni per rendersene conto., Ci sono altre foto,che circolano da tempo: bambini come ombre tra le rovine della città, gli sguardi smarriti in cui si legge l’abitudine all’orrore, l’istinto vitale che si adatta all’indicibile.

I bambini continuano a morire di fame, di fatica, in buona parte del mondo: costruiscono con le loro manine i cellulari e i tablet che ci portiamo dietro, continuano a tessere tappeti in India, le bambine tailandesi continuano ad essere vendute ai turisti sessuali. Lidya Cacho  una giornalista messicana, qualche anno fa è stata denunciata e imprigionata perché denunciò un enorme giro di pedofilia in cui era coinvolto un importante imprenditore e uomini politici messicani di alto livello. Le nostre strade, ogni sera, vedono comparire come ombre giovani donne, poco più che bambine,che si offrono per soddisfare la voglia di trasgressione di noi, ricchi e pasciuti figli dell’Occidente.

Ma la pietà 2.0 si nutre di foto, scatti, e non dura nemmeno lo spazio di una settimana. Alla pietà 2.0 non importa dell’orrore quotidiano, dei bambini soldato che nel battesimo del fuoco massacrano i genitori, dei bambini del Sahel con le loro pance gonfie e gli occhi persi nel vuoto. Lei vuole lo scoop, l’orrore eclatante oppure la banalità, orrori domestici, da cullare e gestire con affetto.Tra un po’ via con le foto degli agnellini innocenti massacrati per Pasqua, via con gli sfottò sui vegani, via con i renziani e gli anti renziani, via con i grillini e gli anti grillini.

Quello che mi fa incazzare è che molti di quelli che si indignano per i bambini uccisi dai gas siriani, in ritardo, plaudono la legge sul decoro dei centri città, meglio nascondere i reietti che mostrarli, esultano se si sgombera un campo rom, con bambini annessi, vorrebbero rispedire indietro i barconi nel mediterraneo o lasciarli affondare, con bambini annessi.

Quello che mi fa incazzare, è che compare un articolo sul giornale dove si dice che 3 bambini su dieci in Liguria vivono in condizioni di indigenza, non sono assistiti come dovrebbero, non usufruiscono della scuola come dovrebbero e la pietà 2.0 non scatta. In una delle regioni più ricche del nord Italia 3 bambini su dieci vivono in stato di abbandono e chi se ne frega.

Quello che mi incazzare è che domani la pietà 2.0 avrà chiuso i battenti, fino al prossimo scatto.

E se qualcuno si chiede cosa faccio io ogni giorno per cambiare le cose, gli rispondo : cerco di spiegare ai ragazzi che ho di fronte che questo mondo, questo sistema, fa schifo, gli parlo di quello che succede, li invito a documentarsi, a informarsi, a selezionare quello che nella rete è accettabile e quello che è spazzatura, a ragionare con la propria testa, a capire che c’è il bene e il male e non fa lo stesso se ci si schiera da una parte o dall’altra. Faccio il mio lavoro, io e tanti come me, nella speranza che domani quei ragazzi non provino pietà 2.0 ma provino a cambiare questo mondo di merda.

Perché noi, in questo, abbiamo fallito. Non si possono combattere tutte le battaglie, no, nemmeno tutte quelle giuste: ma non si può neanche scegliere sempre di voltare la testa dall’altra parte.

A quelli che pensano che Assad e Putin siano brave persone e che i gas siano il frutto di una congiura giudaica, consiglio la lettura di un libro, sono quegli oggetti di carta, con pagine scritte che si girano una dopo l’altra e che a volte contengono notizie documentate: si intitola Bandiere nere  La nascita dell’Isis, l’ha scritto un giornalista americano che si chiama Joby Warrick e guarda un po’: nonostante racconti degli errori clamorosi di Bush e Obama nella gestione della crisi siriana, all’origine della nascita dell’Isis e degli orrori di oggi, ha vinto il premio Pulitzer. E’ il migliore dei quattro o cinque che ho letto sull’argomento. leggetelo, cosi quando scatterà la pietà 2.0 sul prossimo attentato o sul prossimo massacro, almeno i commenti saranno meno demenziali.

L’unica difesa possibile è la pace


L’attentato di stanotte a Nizza è solo l’ultimo frutto avvelenato delle guerre in atto nel medio oriente.I veri mandanti degli attentati sono i capi delle nazioni europee e degli Stati Uniti che da anni devastano i territori medio orientali con guerre inutili motivate da falsità, come recentemente si è appurato riguardo la guerra in Iraq e l’intervento inglese e come da tempo si sa riguardo l’intervento americano.

L’Isis, una organizzazione con una potenza militare ridicola, arroccata in una cittadina che le forze armate occidentali potrebbero radere al suolo in poche settimane, è ancora in piedi perché Stati Uniti e Russia non vogliono lasciare all’altro la Siria, questo nonostante il costo di vite umane in quel paese sia ormai altissimo. In nome della geopolitica, si mantiene al governo un dittatore sanguinario e si temporeggia sull’attacco decisivo al califfato islamico.

Per non parlare della questione turca, dell’Arabia saudita, alleato degli Stati Uniti e finanziatore dei terroristi, ecc.ecc.

Alla globalizzazione economica non è seguita la globalizzazione dei diritti,   in nome del dio denaro, il numero degli oppressi, degli emarginati. degli ultimi è aumentato, il progresso portato con le bombe ha generato solo altra violenza.

Cosa possiamo fare noi, persone, cittadini, per difendere il nostro diritto alla vita e quello degli altri?

Intanto, cominciare a introiettare il concetto che non esistono morti “nostri” e morti degli altri, che una morte violenta è comunque un oltraggio al naturale fluire della vita, che accada in Africa, in Asia o sotto casa nostra, non ha alcuna importanza.

Gunter Anders, scrive:”Assassinare, possiamo migliaia di persone; immaginare, forse dieci morti; piangere o rimpiangere, tutt’al più uno».. Sono frasi riferite all’Olocausto che, purtroppo, si adattano benissimo alla situazione attuale: quella di un Occidente che continua a uccidere e a distruggere senza soluzione di continuità, salvo poi fermarsi a piangere le proprie vittime innocenti. E’ una frase che ho incollato al muro in ognuno delle mie classi dopo le stragi di Parigi nel novembre scorso ma che ognuno di noi dovrebbe incollare nella propria mente.

Io sono fermamente convinto che la pace, l’accoglienza, la reciproca conoscenza e la condivisione di percorsi comuni nel rispetto della diversità, siano le uniche e sole armi che le persone comuni hanno a disposizione per contrastare l’odio in cui siamo immersi. Va ripudiata ogni forma di razzismo, di violenza, di discriminazione, con forza, senza paura, vanno emarginati i razzisti, gli squallidi untori seminatori di odio che infestano la politica europea. Sarebbe bello vedere milioni di persone in Europa, di ogni colore, di ogni etnia, riempire le piazze e chiedere a gran voce, con un urlo assordante, la pace.

Parole che possono suonare stonate di fronte ai cadaveri dei bambini sulla Promenade des Anglais, ma è proprio dai bambini che dobbiamo imparare,.dalla loro innocenza, dalla loro incapacità di concepire l’odio.

Non esistono bambini diversi, non devono esistere uomini diversi.

Di guerre e di muri


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Nelle “Conversazioni contadine”, a un certo punto Danilo Dolci chiede ai contadini siciliani che sta seguendo se è giusto uccidere. Subito tutti dicono di no poi, stimolati dalle domande di Danilo, comincia a farsi luce un certo relativismo: è lecito uccidere, per legittima difesa, per vendicare l’omicidio di un familiare, se la moglie ti tradisce, ecc.

Lo stesso accade con i media quando devono giustificare atti di guerra: la violenza, normalmente condannata, diventa accettabile,addirittura necessaria. C’è poi la violenza quotidiana, quella che non fa notizia, la mattanza campana che non interessa a nessuno e quindi non esiste, o meglio, esiste solo per Roberto Saviano, quando gli danno spazio.

Bombardare ospedali e scuole, come accaduto ieri in Siria, è un crimine contro l’umanità, chiunque l’abbia commesso andrebbe giudicato e condannato da un tribunale internazionale. Invece in Siria si continua a giocare un partita sporca, degna dei peggiori anni della guerra fredda: stessi massacri ingiustificati, stesso cinismo, stesso disprezzo delle vite degli altri, stesse bugie, la stessa fabbrica del consenso.

La Siria è un quotidiano esercizio di menzogne, il terreno di gioco su cui si scontrano Putin e Washington, la Turchia, l’Arabia saudita e comprimari vari, tutti impegnati a salvare la pelle a un dittatore sanguinario per impedire l’avanzata dell’Is, il mostro che hanno contribuito a creare, Un gioco delle parti surreale, se non fosse tragico, l’epitaffio ideale per la morte della politica e la vittoria del denaro che domina su tutto.

La Siria è il paradiso dei trafficanti d’armi e di droga, il canale di scolo del fallimento delle politiche estere americane, la palestra personale di Putin, dittatore spietato di un paese dove i suoi migliori alleati sono le mafie. La Siria è lo specchio della nostra realtà.

La foto di un bambino annegato ha, per un momento  acceso i riflettori sul dramma dei migranti, suscitato un moto di sdegno generale, come se prima non sapessimo, come se anni di naufragi e corpi ripescati non fossero stati sufficienti. Quante foto di bambini siriani dilaniati dalle bombe americane, russe, europee ci vorranno perché si alzi un no alla guerra talmente forte da assordare il cielo? Quante volte ancora i canno ni dovranno assordarci tuonando? E per quanto tempo continueremo a fare finta di non sentire?

L’Europa da un lato crea le condizioni perché ondate di nuovi profughi in cerca di una speranza di vita arrivino sulle sue coste,dall’altro innalza muri, sospendendo Schengen e cancellando l’unica vera  e grande conquista di civiltà che ha ottenuto dalla sua unificazione. E torna il relativismo dei contadini di Dolci: l’Europa è un paese che ha al centro le libertà civili ma… l’Europa ha come valore fondante l’uguaglianza di tutti gli uomini ma… l’Europa è terra cristiana però… puntini di sospensione che significano vite umane cancellate, ignorate, umiliate, dilaniate.

L’Europa tollera che l’Ungheria innalzi un muro, che la Danimarca si comporti alla stessa stregua dei nazisti, che i dritti civili vengano violati sistematicamente, quotidianamente, impunemente all’interno dei suoi confini. L’Europa è come le tre scimmie sul tempio shintoista di Tokio.

Mentre un papa rivoluzionario, continua ostinatamente a predicare la pietà e la misericordia anche in casa dei narcos, i più sanguinari assassini del pianeta, l’Europa sancisce la fine della pietà, se mai c’è stata.

Tutto questo accade nell’indifferenza più totale della maggior parte della gente. Se metti una rana in una pentola piena d’acqua e accendi il fuoco, la rana si accorgerà che sta bruciando quando ormai è troppo tardi.

Ecco, noi, con la nostra ignavia, il nostro egoismo, il nostro egocentrismo, siamo quella rana.

Chiudo ancora con Danilo Dolci, che insegnava ai contadini a reclamare non per sé ma per tutti un mondo più giusto, un mondo dove lavoro e dignità sono patrimonio di ogni individuo, un mondo senza guerre e senza sopraffazioni.

Sono passati più di sessant’anni e quella strada è ancora tutta da percorrere.

Cosa stiamo facendo ai figli del mondo


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E’ terribile questa immagine, un atto di accusa che colpisce la coscienza di ognuno di noi, a cui non possiamo restare indifferenti.

La bimba ha quattro anni ed è siriana, è arrivata dopo un viaggio di centocinquanta chilometri in un campo profughi a dieci km dal confine turco. Quando ha visto l’obiettivo della macchina fotografica, ha alzato le mani, pensando a un’arma.

Che razza di mondo è quello in cui un bambino di quattro anni alza le mani perché crede di essere sotto tiro?

Potrei finire l’articolo con questa domanda, evitare di andare oltre, di scrivere parole che rischierebbero di suonare retoriche o superflue. Ma è troppa la rabbia, troppi gli “astratti furori” che mi agitano dopo aver visto questa immagine.

In questi giorni molti hanno invocato la guerra, lo stesso è accaduto nei mesi scorsi. Paradossalmente, qualche mese fa s’ invocava la guerra contro Assad, il responsabile dell’esodo di migliaia di siriani dalla propria terra, oggi la si invoca contro l’Isis e quell’Assad è diventato improvvisamente un alleato importante e fondamentale nello scacchiere del medio oriente.  Nulla di nuovo, Orwell aveva scritto che sarebbe successo settant’anni fa, aveva descritto esattamente quello che sarebbe successo, perfino prevedendo l’osceno programma che porta indegnamente il nome del personaggio principale del suo capolavoro.

Quello che mi chiedo è se, nell’epoca della sovrabbondanza di immagini e notizie, della sublimazione mediatica della violenza, sappiamo ancora che cosa è una guerra. Se sentiamo la polvere che raschia la gola, il fetore che esala dai cadaveri, l’orrore alla vista dei corpi mutilati, se ci rendiamo conto che sotto le bombe intelligenti vengono fatti a pezzi uomini, donne, bambini, se percepiamo l’orrore che si nasconde dietro una bimba che alza le braccia davanti all’obiettivo di una macchina fotografica.

Io credo di no, io credo che inutili pennivendoli da quattro soldi, sedicenti esperti di strategia, opinionisti che si prostituiscono al potere per trenta denari, insomma il bestiario che affolla i programmi d’opinione delle nostre reti televisive, non abbia la minima cognizione di cosa significhi una guerra, di quale sovvertimento dell’ordine naturale delle cose comporti, di quale violazione di ogni legge morale, divina e umana stiamo parlando.

Noi siamo i secondi produttori di armi la mondo, i poliziotti statunitensi sparano a ragazzi di colore con la Beretta e, molte delle mine anti uomo che cadono su tutti i campi di guerra, sono fabbricate da noi, magari all’estero, per eludere la legge che proibisce la fabbricazione di mine anti uomo sul nostro territorio. Parte del nostro benessere è dovuto alla fabbricazione di strumenti di morte, noi, italiani, europei, siamo quelli che fanno alzare le braccia bambini di quattro anni.

In questi giorni è in atto la campagna “Un’altra difesa è possibile” appoggiata da Libera, Emergency e da duecento associazioni. Cito testualmente dalle motivazioni della campagna:

Si tratta di dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Credo che firmare sia in dovere morale di ognuno di noi. Per informazioni consultate il sito http://www.difesacivilenonviolenta.org/

A chi detesta i pacifisti, a chi ride di loro o li accusa di vigliaccheria, chiedo solo questo: ci vuole più coraggio a terrorizzare una bambina o a rifiutarsi di compiere un atto di violenza contro un altro essere umano? Decidete voi a quale delle due categorie volete appartenere.