Perché la scuola tace?


Domani si torna a scuola dopo la pausa natalizia e sarà una scuola un po’ più povera di risorse, dopo la finanziaria. Come tutti i governi che l’hanno preceduto, anche questo non si esime dalla macelleria sociale, andando per altro a incidere in modo netto sugli insegnanti di sostegno, quindi sugli alunni che più di altri hanno bisogno di attenzione e di una scuola che offra loro una reale integrazione. D’altronde, dell’attenzione di questo governo verso le fasce più deboli, si è già detto ampiamente in questo spazio.

Ma non sono tanto i tagli alla scuola a irritare quanto il venire meno di quanto promesso e strombazzato in campagna elettorale: la Buona scuola è ancora lì, certo ridimensionata nelle sue parti più odiose, come quella riguardante l’arruolamento, ma soprattutto per l’azione dei tanto vituperati sindacati, non per l’azione di un governo che, a questo riguardo, mostra una totale indifferenza.

Lo si comprende: buona parte dei supporter più accaniti delle due compagini governative non brillano per eloquio, senza contare chi si vanta di non leggere libri e il generale disprezzo per intellettuali e professori.

Quello dell’analfabetismo funzionale, dell’infimo livello culturale generale , è uno dei grandi problemi taciuti del nostro paese e bisogna dare atto a Renzi di aver cercato di trovare una soluzione: l’ha fatto male, spendendo molto e malissimo, ma è stato l’unico, negli ultimi vent’anni, che ha provato a riformare e riorganizzare la scuola italiana in modo da aumentarne l’efficienza.  Peccato si sia affidato alle persone sbagliate per scrivere la sua riforma, che pure conteneva spunti interessanti che avrebbero potuto, se sviluppati, portare a un ben altro esito.

Mi chiedo cosa facciano oggi i contestatori della Buona scuola di ieri, tra cui ha militato anche il sottoscritto, perché non ho la percezione di una analoga levata di scudi verso un governo che è tornato a tagliare i fondi per la scuola in modo sensibile, che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse riguardo gli arruolamenti, che non ha messo mano al problema del precariato, che non si sogna neanche di riformare i programmi scolastici o la governance della scuola. Prima bisognerebbe spiegargli il significato di questi termini.

Davvero, dopo l’iper attivismo di Renzi, vi va bene questo nulla? Davvero preferite un ministro che vi dica quando dovete o non dovete assegnare i compiti e un altro che condanna pubblicamente il laicismo della scuola?

C’è un altro problema che mi assilla ancora di più: il clima di intolleranza e razzismo dilagante, la violenza verbale   sdoganata a ogni piè sospinto, chiedono, a chi svolge il lavoro di insegnante un impegno supplementare. In cattedra, ogni mattina, diamo forma e voce alla Costituzione, e i valori della costituzione non sono quelli si respirano oggi. Abbiamo, avremo il coraggio di continuare a portare avanti questi valori? Avrete voi, cari colleghi che avete votato il nuovo, la coerenza e la professionalità di parlare a chi vi trovate di fronte di accoglienza, solidarietà, del dovere civile di contrastare ogni forma di discriminazione senza giustificare o minimizzare quanto accade ogni giorno nel paese? Avrete la coscienza di dare risposte chiare alle domande che i ragazzi ci pongono quotidianamente?

Perché su questo si gioca il futuro della scuola e del paese, sulla necessità che un presidio di democrazia fondamentale continui a funzionare indipendentemente da chi comanda, per portare avanti i valori costituzionali. Non significa fare politica a scuola, anche se fare scuola è una delle azioni più politiche che esistano, ma questo sarebbe troppo complicato da spiegare agli attuali governanti, si tratta di svolgere con coscienza il proprio lavoro.

Il lavoro ben fatto è l’unica arma che possediamo per opporci alla violenza che impregna l’aria, e sarà bene che ce ne ricordiamo tutti, prima che sia troppo tardi.