Il fascismo che non c’è


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Rimango convinto, l’ho già scritto in passato, che i gesti di questi giorni, verniciati con una patina politica che, analizzata con attenzione, si dissolve facilmente, vengono da lontano e portano verso direzioni già note e approdi inquietanti. Il fascismo c’entra poco, se non come velo di maia che copre ben altro.

Negli anni ’70 con la Dc al potere, la reazione violenta al sistema era monopolizzata da due schieramenti contrapposti: quello di destra e quello di sinistra. A riempire le fila di queste due aree erano i figli di quelli che trent’anni prima, un tempo storicamente inconsistente, avevano combattuto su fronti opposti nella guerra civile che ha insanguinato il nostro paese.

Erano due fronti che nutrivano ambizioni rivoluzionarie, ideologizzati, appoggiati per qualche tempo dai partiti di riferimento e poi abbandonati, con dietro alle spalle una cultura, per quanto deviata e aberrante.

Chi ha passato i cinquant’anni quella stagione l’ha vissuta e sa come è andata a finire: la tragedia del terrorismo rosso e nero, la strategia della tensione, la normalizzazione millantata come vittoria dello Stato democratico seguita all’omicidio Moro e a quello di Guido Rossa, che sancì la fine del terrorismo di sinistra, a parte alcuni dolorosi ritorni di fiamma negli anni successivi.

La stessa energia non venne adoperata da parte delle forze dell’ordine  percombattere il terrorismo nero, che venne utilizzato da parti deviate dello Stato allo scopo di   creare un clima di confusione e paura e impedire che il Pci arrivasse al potere. Questa è storia, non fantapolitica e c’è un’ampia documentazione al riguardo accessibile a chiunque.

Dopo il muro di Berlino la situazione è cambiata radicalmente: con la caduta del blocco dell’Est, si sono affievoliti i veti americani alla presa di potere da parte di una sinistra ormai sulla via del totale snaturamento, destinata a diventare, a sua volta, parte del Sistema.

A una analisi superficiale, che purtroppo ho letto anche da parte di studiosi che stimo per la loro competenza, questo sembrerebbe spiegare il revanchismo fascista di questi giorni, ma non è così.

I ragazzotti che in questi giorni riempiono i giornali e allarmano i buoni borghesi con le loro bravate, sono di una ignoranza abissale, non hanno alle spalle alcun substrato ideologico o politico, il Duce e la svastica sono simboli vuoti, potrebbero indossare al loro posto la maschera di Anonymous o quella di Batman e sarebbe lo stesso. Non sono animati da alcun intento rivoluzionario ma solo da una rabbia cieca e ottusa e vengono manovrati come burattini da chi ha interesse a che si torni a gridare al fascista in questo paese.  La delegittimazione della cultura è ormai diventata un’abitudine trasversale ai due principali schieramenti politici e ha prodotta una generazione di giovani avvelenati, frustrati e privi di anticorpi  contro la manipolazione e il plagio.

Non è  un fenomeno nuovo: sono decenni che i vandali che infestano gli stadi si ammantano con simboli che richiamano il fascismo, e sono decenni che non si fa nulla, in nome del business. Questi ragazzi sono marginali, figli delle periferie, quei non luoghi che negli ultimi vent’anni sono cresciuti nell’indifferenza di tutti, dei bravi borghesi che hanno applaudito il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani e dei bravi cristiani che chiedono a gran voce crocifissi e presepi nelle scuole. Sono decenni che le periferie, i quartieri ghetto, vengono lasciati abbandonati a sé stessi, destinati a diventare quello che sono diventate le banlieue: focolai di violenza cieca, che nasce dalla frustrazione e dalla esasperazione di essere tagliati fuori dalla società dei consumi, da quel mondo che media e televisione ci propinano ogni giorno. Tutti si lamentano della brutta figura della nazionale alle qualificazioni mondiali e tutti avrebbero gioito se le cose fossero andate diversamente, nonostante un presidente della Federcalcio razzista e misogino.

Quanto all’atteggiamento e alla connivenza di una parte delle forze dell’ordine, anche qui si scopre l’acqua calda. Il G8 di Genova del 2001, la più grande sospensione di massa dei diritti civili dal dopoguerra, ha rivelato che una parte consistente e rilevante delle forze dell’ordine si riconosce in una ideologia di estrema destra. Nessuno ha fatto niente, nessuno è stato punito, nessuno ha pensato di riformare le modalità di arruolamento e la selezione del personale.

Quanto alla scuola, va chiarita una cosa, una volte per tutte: in un tessuto sociale degradato, specie in certi quartieri, dove la disillusione verso la politica è ai massimi livelli e prosperano razzismo, rabbia, frustrazione, mancanza di prospettive, la scuola non può fare nulla. La scuola deve educare e formare ma non può farlo da sola, deve esserci un incontro in qualche parte del cammino con le famiglie che invece, quando ci sono, sono sempre più ostili, conflittuali, chiuse a tutto quello che la scuola propone.  La scuola è lo specchio della società e non si può assumere responsabilità che non le competono.

Finché i governi continueranno a proporre una assurda narrazione edulcorata della realtà e ad andare avanti per compromessi e provvedimenti di facciata, incuranti sia del dovere etico verso i cittadini sia di snaturare e svilire il senso stesso del fare politica, fino  a quando la corruzione e la disonestà la faranno da padrone nel nostro  paese, non si potrà neanche cominciare ad arginare una violenza, un conflitto sociale che non ha nulla di politico e ideologico e, proprio per questo, è tanto più pericoloso in quanto imprevedibile.

Nobili marce e nobili appelli non servono a nulla perché questo paese e la sua politica, e siamo tutti responsabili, nessuno escluso, di nobile non hanno nulla e non serve manifestare contro chi non ha gli strumenti per capire cosa stai difendendo.

Scendendo in piazza per la democrazia cosa difendiamo? Il privilegio di far massacrare i profughi dai libici per il nostro quieto vivere? La corruzione, il consumismo sfrenato, il potere di pochi sui molti? I licenziamenti, i jobs act, i mille provvedimenti di pura facciata? I pregiudicati ineleggibili che fanno campagna elettorale in Tv? Il diritto di manifestare contro chi non ha voce, i crocefissi nei consigli comunali agitati come stendardi, l’ipocrisia che soffoca tutto e tutto ammanta di un solo colore? La tv spazzatura e la stampa serva?

Perché questa è la nostra democrazia. Solo che a me tutto questo fa schifo, al giovane incazzato fa rabbia, perché non può partecipare alla divisione della torta.  Il Duce non c’entra nulla.

C’è naturalmente un’altra, inquietante possibilità: che ci troviamo all’alba di una nuova strategia della tensione, agli albori di una escalation guidata da una regia occulta che si propone obiettivi precisi.

Dovremmo tutti chiederci quando abbiamo smesso di occuparci degli altri, quando siamo diventati chiusi, sospettosi, rancorosi, indifferenti a tutto.

Perché è in quel momento che abbiamo cominciato smettere di sognare un mondo migliore e il risultato è stato il lungo sonno della ragione di questi anni. Che ha generato e continua a generare mostri.

Traiettorie di vite cadenti


Quando ero ragazzo li potevi incontrare ovunque: nei portoni, barcollanti per strada, gli sguardi vuoti persi nei loro sogni chimici. I drogati erano i paria, scomode prove più o meno viventi che no, il nostro non era il mondo migliore possibile. Li disprezzavano tutti; quelli che contestavano la società e non riuscivano a comprendere che, per quanto nichilista e atroce, anche la loro era una protesta, l’urlo silenzioso di chi si sente fuori posto, e i moderati, i perbenisti, spaventati dalla diversità, timorosi del contagio, ben chiusi dietro il muro dei loro pregiudizi.

L’abbiamo incontrata tutti la droga, chi ha avuto la fortuna di scansarsi e lasciarla passar,e sa che è stato solo un caso: la mia, che allora ero un ragazzo di periferia solitario e spesso malinconico, è una generazione di reduci da una guerra non dichiarata che ha seminato e continua a seminare vittime nell’indifferenza di tutti.

Sembrava che tutti i problemi di ordine pubblico e di sicurezza fossero colpa dei tossici: così abbiamo riempito le carceri. I tossici sono sempre lì, ma non li vediamo e li sentiamo poco, continuano le loro traiettorie di vite cadenti, discreti e ignorati.

Poi sono arrivati i rom. La loro percentuale sulla popolazione totale è talmente ridicola che sembra assurdo citarla, eppure anche loro sono stati il problema.  Stavano e stanno sulle palle a tutti i rom: non si lavano schiavizzano le donne, rubano, i soliti luoghi comuni, la solita costruzione del nemico che quel comunista di Chomsky ha analizzato quarant’anni fa. Forse gioca il suo ruolo anche l’invidia per quel vivere misterioso e abusivo, seguendo leggi che non conosciamo, così distanti dalla logica del migliore dei mondi possibile. Hanno cominciato a sgomberarli, vantandosi di aver distrutto con le ruspe le loro case, come accadeva nei ghetti sudafricani, come accade nelle favelas o in tutti i luoghi dove cercano di tirare avanti gli abusivi della vita.  Poco importa se, sgomberandoli, si sdradicavano anche i bambini dai quartieri e dalle scuole dove stavano imparando che si poteva vivere anche in un altro modo, che il loro destino poteva non essere quello del campo. Poco importa se veniva violato il loro diritto costituzionale allo studio e vari altri. Continuano a farlo, nell’indifferenza di tutti, è o non è il migliore dei mondi possibile?

Oggi ci sono i migranti. Se dovessimo sgomberare gli abusivi italiani da tutti i quartieri delle periferie, dallo Zen di Palermo, da Scampia, dai quartieri dormitorio di Milano, Genova, Torino, sarebbe un vero inferno: manganellate come   pioggia d’autunno. Invece un palazzo occupato da anni, sgomberato con una violenza improvvisa e fuori luogo a Roma, diventa l’ennesimo terreno di scontro tra buonisti e razzisti.  I buonisti sono quelli che credono che essere umani abbia ancora un senso.

Lo Stato italiano ha deciso che è elettoralmente e politicamente più comodo mandare i migranti a morire nell’inferno libico invece che razionalizzare l’accoglienza. Il ministro Minniti ha deciso che conta più la pancia razzista di un paese che ormai ha perso qualsiasi residuo di vergogna e dignità, piuttosto che l’etica e la pietà. Perché veniva messa in crisi la tenuta democratica del paese. Così ha detto. E ha messo in condizione di non poter prestare la loro opera quelli che gli esseri umani sentono il dovere di salvarli.

Chi ha la mia età ha visto il terrorismo, nero e rosso, le bombe di Milano e di Brescia, quelle sui treni e quelle di Bologna, ha visto un valente avvocato far scagionare dei killer mafioso dando della pazza alla madre della vittima e poi diventare presidente della repubblica e fare le corna durante una visita ai malati di colera nella sua città, ha avuto notizia di due golpe falliti, ha vissuto il rapimento di un presidente del consiglio lasciato morire perché era meglio così, ha sentito di un banchiere che si è impiccato da solo, come un equilibrista, sotto un ponte a Londra,  ha visto la mattanza di Palermo e sentito il fragore di Capaci, ha accolto con rassegnazione l’altro frastuono, quello che ha dilaniato Borsellino e la sua scorta, ha visto la P2, Gladio, depistaggi di ogni sorta, un aereo cadere nel mare e restare sommerso dalle menzogne, un anarchico volare dalla finestra, ha visto pestare manifestanti pacifici dai poveri polizotti che si beccano di tutto mentre dormivano e altri costretti, dai poveri poliziotti di cui sopra, a cantare in una caserma canzoni fasciste, ha sentito una povera poliziotta dire “uno l’abbiamo fatto fuori” parlando di un ragazzo morto, ha visto scandali di ogni tipo, politici riciclati, un presidente del consiglio con un palazzo di troie a disposizione.

Ecco, io penso che siano cose  come queste a mettere in pericolo la tenuta democratica, per altro sempre piuttosto labile, del nostro paese. Ma il ministro Minniti, probabilmente, queste cose non le sa: fa parte di un governo giovane e la storia è roba da rottamare.

I migranti vengono benissimo per raccogliere la frutta e verdura nei campi, frutta e verdura che finisce sulle tavole imbandite delle signore bene che tengono alla linea e si lamentano dei neri che le infastidiscono chiedendo la carità davanti al supermercato.

Vengono benissimo quando devono lavorare in nero nell’edilizia. Se muoiono, spariscono, tanto c’è sempre qualcuno pronto a sostituirli.

Vengono meno bene se chiedono giustizia e lavoro. Anzi, danno proprio fastidio. Come davano fastidio gli italiani quando all’inizio del secolo scorso e poi a metà del secolo scorso e poi un po’ più della metà del secolo scorso, facevano esattamente la stessa cosa.

Oggi sono gli africani che stuprano le donne, perché sono selvaggi, è la loro natura, ieri erano i romeni, idem. In realtà, a stuprare le donne, dargli fuoco, sfigurarle con l’acido, pestarle, sono gli italiani, sette volte su dieci parenti e amici. Questo se consideriamo le denunce effettive che sono solo la punta dell’iceberg.

Seicento morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, nuovi licenziamenti ogni giorno, le mafie che hanno in mano metà paese: tutti a prendersela con l’Isis e nessuno che si cura di quindicimila persone, tanti sono i mafiosi ufficiali, che gestiscono traffici di droga, di armi, di esseri umani e sono ormai diventati una parte integrante dell’economia del nostro paese. Disoccupazione in aumento, nonostante l’Istat, che considera posti di lavoro anche quelli di chi lavora un’ora a settimana, la droga che sta tornando ad avvelenare i nostri ragazzi, il welfare fatto a pezzi da una politica di macelleria sociale che non accenna a finire, periferie allucinanti e dimenticate in ogni città, infrastrutture insufficienti ovunque, corruzione diffusa capillarmente in ogni settore eppure il problema in grado di mettere in crisi la tenuta democratico dello Stato sono poche centinaia di migliaia di migranti, molti meno di quelli di cui avremo bisogno nei prossimi anni, se vorremo continuare a esistere come paese.

Qual è il male, dov’è il problema, cosa fa scattare il razzismo, la guerra tra poveri? Forse ci stiamo solo evolvendo, forse a furia di scaricare la colpa sugli altri, a furia di arrestare drogati, sgomberare rom, bruciare barboni, spingere omosessuali al suicidio, stiamo finalmente assumendo la forma che ci è più congeniale: quella dei mostri. E quando saremo tutti mostri, indifferenti e pieni di odio a tal punto da mangiarci l’uno con l’altro, ci renderemo conto che forse no, non è il migliore dei mondi possibili.

I valori traditi


Nel mondo del potere, dove è il grande capitale ad armare la mano degli assassini, ha ben poca importanza chi è stato delegato a uccidere.

Leonardo Sciascia, intervista a Le Nouvel Observateur , 1978

Dopo l’attentato di Barcellona sui social si è scatenata la solita cagnara:chi invitava al buon senso e alla calma, i vituperati buonisti, cioè quelli che cercano di ragionare sui fatti, chi incitava a una guerra santa contro un miliardo e ottocento milioni di islamici, la stragrande maggioranza dei quali pacifici e innocenti, chi invitava a un comodo silenzio per rispetto delle vittime.

Ecco, più che i razzisti e i fascisti, che sono la prova provata di come l’evoluzione possa anche recedere, a volte, ho trovato particolarmente stucchevoli questi ultimi. Non credo, infatti, che il silenzio sia il modo migliore per rispettare le vittime, credo anzi che sia il modo peggiore.

La mia opinione è che oggi più che mai bisognerebbe riempire le piazze e chiedere la verità su tanti, troppi lati oscuri che le vicende legate al terrorismo di matrice islamica si portano ormai dietro. In realtà, le risposte le abbiamo, da decenni, le abbiamo sempre avute sotto gli occhi. Abbiamo anche nomi e cognomi, o almeno diceva di averli Pasolini, forse per questo ci ha rimesso la vita.

A essere in crisi, a dover essere cambiato, a necessitare di una svolta radicale sono proprio quei valori e quello stile di vita che molti su Facebook affermano con orgoglio di voler difendere.

A una analisi superficiale, sembra legittimo il desiderio di difendere la libertà di parola, di opinione, di stampa, la democrazia e blablabla, ma se andiamo a fondo, solo un pochino, senza esagerare, senza neanche rispolverare i filosofi marxisti che mi sono cari e che alla fine degli anni sessanta avevano previsto tutto (Adorno, Marcuse, Sanguineti) o quei pochi scrittori, a me altrettanto cari, che avevano visto ancora più lontano ( uno su tutti: Leonardo Sciascia), ci renderemo conto che il modello di sviluppo, l’architrave su cui si fonda quel sistema di valori, li tradisce nelle sue fondamenta. Ecco che la libertà è permessa dal fatto che esistono popoli soggetti a dittature che devono essere sottomessi affinché l’Occidente possa depredarli agevolmente delle materie prime, la libertà di parola, di opinione e di informazione presuppone che i popoli di cui sopra, non tanti, i tre quarti dell’umanità, ne siano privi per evitare che denuncino il furto perpetrato ai loro danni, la democrazia, più o meno libera, più o meno controllata e assai ci sarebbe da dire al proposito, presuppone l’oppressione di altri.

Il nostro è un sistema di valori che si basa sullo spreco, sul consumo, su una psicotica rincorsa a un’affermazione individualista autoreferenziale che comporta lo schiacciare tutto e tutti pur di arrivare.

Il nostro è un sistema di valori basato su un modello di sviluppo in crisi e cosa c’è di meglio, in un momento di crisi, che schiacciare il pulsante della paura, agitare lo spettro della perdita di quei valori basati sulla miseria di tanti, creare, armare e sviluppare un comodo capro espiatorio?

Non vorrei che qualche imbecille pensasse che sto giustificando il terrorismo: aborro come uomo di sinistra e cattolico, l’uso della violenza da qualunque parte, sia che si tratti degli attentati dell’Isis, sia delle bombe sganciate dai droni americani, sto solo tentando di applicare la logica per provare a capire cosa sta succedendo.

Dati di fatto:

– l’Isis è una creatura degli americani, un esperimento di laboratorio che gli è sfuggito di mano. Gli capita spesso, vedi Talebani. Non sto farneticando, basta leggere i documenti ufficiali o, se preferite qualcosa di più leggero, Noam Chomsky o l’ultimo premio Pulitzer.

– Assad era cattivissimo, poi è diventato l’ultimo baluardo contro l’Isis, adesso non se ne parla più e contro l’Isis combattono, suonandogliele di santa ragione, i Curdi, facendo incazzare Erdogan, che cattivo, cattivissimo lo è davvero ma fa tanto comodo all’Europa per via dei rifornimenti energetici e quindi si può passare sopra a quella piccola questione dei diritti umani, agli attivisti di Amnesty international imprigionati, anzi, imitiamolo: fermiamo quelle teste di cazzo di Ong che invece di pensare a fottere e arricchirsi come tutti, aiutano masse di diseredati che in questo momento di crisi economica non ci vengono utili, domani chissà, manodopera a costo zero può sempre servire.

– Dall’11 Settembre quando Al Khajda sferrò un colpo micidiale agli Stati Uniti, e molto, moltissimo ci sarebbe da dire ed è stato detto, basta leggere, abbiamo assistito a una progressiva involuzione militare del terrorismo islamico, almeno in Europa. Siamo passati da una perfetta strategia militare, quella che ha permesso le stragi di Parigi, ad attentati rozzi, violenti ma grossolani, compiuti da sbandati che non sono fanatici religiosi ma sociopatici addestrati e spinti al suicidio. Strano. Le Brigate rosse non cambiarono mai strategia e modus operandi, così la RAF in Germania, ecc. Il terrorismo comporta una certa ritualità e ripetitività nei modi e negli atti, giustificata dal fatto che raramente, quando non è eterodiretto, è guidato da menti eccelse.

– L’Isis è allo stremo, basterebbe pochissimo per disperdere le poche migliaia di fanatici che ancora la compongono e liberarsi per sempre di una organizzazione che non è radicata nel mondo islamico, che sin dalla sua comparsa si è dissociato dal suo modo di operare, in particolare dall’uccisione indiscriminata di innocenti, che il Corano considera peccato. Anche se ai media occidentali fa comodo affermare il contrario. Basterebbe pochissimo per sconfiggerli ma USA e Russia stanno giocando la loro partita in Siria, nazione necessaria per arrivare al petrolio come è necessario l’Afghanistan per arrivare alla prossima guerra a cui tutti saranno chiamati a partecipare: quella contro l’Iran, la più grande riserva di petrolio della terra. Siccome non si sa mai come possono andare certe cose, gli americani nel frattempo cercano di mettere le mani sul Venezuela, usando una stampa compiacente e il silenzio dell’Europa.

Di che valori parliamo, signori miei? Quelli della rivoluzione francese sono stati traditi col Terrore, neanche il tempo di essere enunciati. Da allora l’Europa si è resa responsabile di due guerre mondiali, di genocidi, di un neocolonialismo spietato che ha ridotto in miseria quei popoli a cui oggi chiudiamo la porta in faccia, di una sottomissione totale alla logica imperialista degli Stati Uniti tacendo sulle violazioni dei diritti umani in Sud America, in Indonesia, in Africa e tirando fuori la questione solo con Cuba e l’Unione sovietica. L’Europa è attore e complice di questa globalizzazione criminale che ha portato a una diseguaglianza senza precedenti nel mondo, a uno sfruttamento indiscriminato e folle delle risorse naturali, a mutamenti climatici di cui presto subiremo le conseguenze. Di che valori parliamo?

Il problema chiave dei prossimi anni è il terrorismo, sentenziano i giornali, gli esperti, i politici con le loro facce contrite. La disoccupazione, la povertà in aumento, la povertà etica di gente che non trova nulla di meglio che scagliarsi contro chi è più povero e più indifeso per sfogare le proprie frustrazioni, l’abbassamento del confronto politico a livelli pre fascismo, i nuovi populismi, che del fascismo hanno molto, l’odio nuovo verso chi cerca di essere solidale e cooperativo, la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori, la riduzione della scuola a bacino di manodopera gratuita per gli imprenditori, l’informazione drogata e distorta, ecc.ecc.? Il problema chiave è il terrorismo, tutto il resto è noia.

Ma di quali valori parliamo?

Dell’essere italiani


Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

Due o tre cose sul terrorismo


Io ricordo benissimo l’epoca del terrorismo: gli attentati, le stragi, i depistaggi, le stranezze. Ricordo benissimo lo stillicidio di notizie sui giornali, quotidiano, angosciante. Non era molto diverso da oggi, e colpì tutta Europa.  Poi arrivò la mattanza di Palermo, l’escalation militare della mafia di Riina.

Ricordo le bombe sui treni e nelle stazioni, le bombe alle manifestazioni sindacali. Il terrorismo di destra e di sinistra, le collusioni con la mafia e la camorra, Semerari decapitato e la banda della Magliana.

Quindi non c’è nulla di nuovo sotto il sole in questa sequela di attentati ( alcuni solo presunti) sotto le bandiere dell’Is. Stranezze comprese. Perché l’idea che dietro le stragi, dietro alcuni attentati ci fossero settori deviati dello Stato che miravano a una deriva autoritaria cominciò a manifestarsi proprio a causa di alcuni “strani” attentati, per esempio la morte mai chiarita di Feltrinelli, o le pagine ancora non scritte sulla storia del sequestro Moro, o il modo in cui si arrivò all’arresto di Curcio, o il caso Cirillo e l’intermediazione di Cutolo.

I due assassini del sacerdote di Rouen, sacerdote amico dell’Imam con cui aveva avviato un fruttuoso dialogo interreligioso, hanno inneggiato a Daesh mentre lo sgozzavano. Così riportano i giornali, tutti. Ed è strano, parecchio strano. Nessun aderente all’Is inneggerebbe a Daesh perché è un acronimo offensivo per designare lo Stato islamico. Curioso che i giornalisti italiani, solitamente così ben preparati, non lo sappiano.

Altra stranezza: i terroristi dichiarano di voler combattere la cultura occidentale che ha soffocato il mondo arabo, ma non hanno mai colpito un banchiere, un petroliere, un industriale, un capo militare,nessuno dei simboli del capitalismo occidentale, nessuno di quelli che sono veramente responsabili di quello che accade in Medio oriente: solo poveri cristi. Strano, no?, per una organizzazione che vogliono dipingere potente e tecnologicamente preparata.

Altra stranezza: se fossero così potenti, così invincibili, come mai i soldati dell’Is bombardati da mesi dalla coalizione europea non sono riusciti a buttare giù un solo aereo e collezionano sconfitte?

Come ai tempi del terrorismo, la domanda da farsi è la solita: a chi giova? A chi giova generare un clima di terrore in un momento di crisi per giustificare la limitazione delle libertà costituzionali, per sedare le proteste che si levano alte in Italia, in Francia, in Inghilterra contro le demenziali politiche liberiste europee?

A chi giova favorire una guerra tra poveri, alimentare il fuoco del razzismo per preparare una nuova guerra santa in nome del dio petrolio? A chi giova ignorare l’intollerabile svolta autoritaria in Turchia e puntare l’attenzione sul clima di tensione in Europa?

Si chiamava “strategia della tensione”, era stata teorizzata dai terroristi delle Brigate rosse e passata dai giornali e dagli esperti come un delirio da terroristi, poi abbiamo scoperto che, almeno su questo, i terroristi non deliravano. Abbiamo scoperto Gladio, le varie P2,  il patto Stato- mafia, abbiamo avuto due presidenti della Repubblica come Cossiga e Napolitano. La strategia della tensione era quella attuata dallo Stato per aumentare il proprio potere repressivo. Teorizzata anche dalla scuola di Chicago, ovviamente non in forma esplicita e Milton Friedman, il fondatore della scuola di Chicago a cui si rifanno i bocconiani, è l’ideologo del liberismo sfrenato in cui viviamo immersi. La nostra economia è quella sognata da Friedman e non contempla sindacati, opposizioni da parte del popolo, una democrazia poco controllata. Meglio una dittatura.

Dove voglio andare a parare? Fate voi. Io ricordo bene quegli anni, ho letto molto e mi sono fatto le mie idee.

Una cosa è certa: non esistono terroristi islamici, l’Is non è Islam come le Brigate rosse non erano comuniste. I terroristi, tutti,  sono dei vigliacchi criminali spesso manipolati dal potere per fare il gioco di quel potere che si illudono di combattere.

Se volete farvi un’idea reale sul mondo islamico, diversa da quella propagandata da mezzi d’informazione asserviti al potere. leggetevi i libri di Franco Cardini, uno dei nostri storici migliori, per altro di destra, quindi non tacciatemi di fare ideologia.

E’ un brutto momento, bisogna stare attenti, molto attenti. Ma non agli islamici.

 

Dacci oggi il razzismo quotidiano


Sarà che lavoro da sempre con classi multietniche e lo considero un privilegio per me e per i ragazzi, sarà che da quando sono entrato in una classe mi sono sempre battuto,senza se e senza ma, contro ogni forma di discriminazione, ma tra le notizie di questi giorni quella che più mi avvilisce è comparsa oggi: mi riferisco alle madri di Peschiera Borromeo che hanno ritirato i figli dal campo estivo perché tra gli animatori c’era un migrante.

Lavorando ogni giorno per combatterla, non sopporto l’ignoranza che oggi, con i mezzi a disposizione, è imperdonabile. Altra cosa che non perdono è l’ipocrisia di chi va a messa la domenica e durante la settimana seleziona il proprio prossimo a seconda del colore politico, del colore della pelle, della nazionalità.

Mi chiedo se quelle madri si rendono conto dell’insegnamento che stanno dando ai propri figli, se si rendono conto di inculcare un principio razzista in chi non è razzista per natura.

Ovviamente, nessuna di loro si dichiarerà razzista e accamperanno come scusa il fatto di voler tutelare i figli, ecc. ecc. Figli che poi, magari, vengono parcheggiati davanti alla televisione o, peggio, davanti al computer o a una consolle per videogiochi.

E’ la notizia di razzismo quotidiano a cui ormai ci siamo abituati: con buona pace di chi crede alla favola dell’Europa accogliente, gli stranieri continuano ad essere emarginati e discriminati da un razzismo che la stampa non collabora certo a condannare, data l’ambiguità con cui quotidiani importanti come La Repubblica riportano la notizia. Come per la corruzione, manca un reale discredito sociale che superi l’ondata emozionale che portano gravi fatti di cronaca: alla fine, siamo sempre noi e “loro”.

D’altronde è sufficiente andarsi a rileggere gli interventi sui forum e i distinguo sull’omicidio del povero Emmanuel per avere la conferma che il razzismo abita qui e ci sta pure parecchio bene da molti anni.  Non è necessario rileggere i miserabili proclami dei miserabili iscritti a Forza nuova o le miserabili dichiarazioni di Giovanardi o del leghista di turno. Il razzismo è trasversale, come la stupidità.

Quest’ennesimo penoso episodio conferma che siamo ben lontani dal comprendere che l’emergenza profughi non è un problema che si risolverà, che non possiamo semplicemente infischiarcene di chi arriva da  lontano o sbatterlo fuori, anche perché, quasi sempre, chi arriva fugge da una guerra o una situazione di miseria di cui, direttamente o indirettamente, siamo responsabili noi europei. Siamo di fronte a un evento epocale, a un fenomeno sociale e culturale che va affrontato con strumenti di educazione sociale e culturale. Il buonismo ottuso non giova a nessuno, come non giova innalzare muri: servirebbe invece, anche da parte dei mezzi d’informazione, che fanno l’esatto contrario, non aizzare il fuoco della paura.

Un’altra cosa non hanno capito i razzisti: il terrorismo si combatte riconoscendo negli altri noi stessi, concedendo a chi viene da lontano lo stesso status di essere umano che concediamo a chi veste, parla, mangia più o meno come noi e, per questo, viene vissuto come meno minaccioso. Più emarginiamo, più discriminiamo, più scacciamo, più si creano potenziali terroristi. Non è un caso che gli ultimi due attentati non siano riconducibili all’Is ma siano stati attuati da immigrati da lungo tempo residenti in Europa che vivevano una forte marginalità sociale.

Senza contare che per chi si professa cristiano, come chi scrive, accogliere, curarsi e includere chi viene da lontano è un dovere morale, altrimenti si può tranquillamente evitare di scaldare i sedili delle chiese ogni domenica.

E’ particolarmente deprimente che siano stati messi in mezzo in questa storia i bambini, il nostro futuro. I bambini non conoscono il razzismo, sono affascinati da chi arriva da lontano e ha nuove storie da raccontare, sono solidali e amichevoli per natura. I bambini sono la speranza di un mondo migliore, se li educhiamo a non alzare muri, a non esasperare le differenze e a condividere il cammino con chi arriva da lontano.

Concetti troppo complicati da spiegare a quelle madri.

Figli di uno Stato che non esiste


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Stavo svolgendo il servizio militare quando venne ci fu la strage di Capaci. Ricordo la notizia che passò veloce tra i soldati anche se in caserma le notizie dal mondo esterno arrivano ovattate, quasi deprivate del loro senso. Oltretutto c’era la guerra in Bosnia e il mio reparto rischiava di partire da un momento all’altro. Questo per dire che solo dopo la morte di Borsellino, avvenuta poco prima del congedo, una volta tornato alla vita “civile”, potei afferrare pienamente l’orrore e la portata di quei due attentati.

Attentati che rinforzarono la tempesta scatenata nel paese dall’inchiesta di Mani pulite. Furono momenti terribili, in cui  tutto sembrava possibile e lo Stato sembrava vacillare ed essere sul punto di crollare. sappiamo com’è andata a finire: Riina perse la sua partita, Cosa nostra venne ridimensionata ma lo Stato non ebbe il coraggio o la volontà di assestare il colpo finale.

Falcone e Borsellino, insieme a tutti gli altri, sono due simboli, due esempi di dedizione estrema a uno Stato che in Italia non è mai esistito. Erano infiammati da un’utopia irrealizzabile, la sconfitta della mafia, eppure sono andati avanti verso quella fine che avevano predetto, senza tentennamenti, senza dubbi, nonostante fossero consapevoli che la mafia e lo Stato italiano, da sempre, sono due poteri che vivono in simbiosi, due maledetti gemelli siamesi che nemmeno un titano può dividere.

Oggi la Camorra e la ‘ndrangheta, Cosa nostra ha un ruolo subordinato e ridimensionato rispetto al passato, ma non è stata sconfitta ed è viva e vegeta, nonostante quanto affermato con grande incoscienza dal ministro Alfano, hanno a disposizione, grazie al solo traffico di droga, una tale quantità di denaro liquido da poter comprare diversi paesi europei. Il potere corruttivo delle organizzazioni mafiose è inimmaginabile e pensare che possa essere sconfitto, oggi, è da folli.

La società civile sta facendo quanto può, soprattutto al sud, al nord non è ancora cosciente della presenza invasiva della mafie, quando si scuoterà dal sonno reagirà sicuramente con forza. Ma la società civile, senza la volontà politica dello Stato di combattere seriamente il fenomeno mafioso, è destinata a perdere. Quel 23 maggio 1992 non abbiamo perso solo due magistrati e gli uomini della scorta, abbiamo dilapidato il coraggio e la voglia di rivalsa dei ragazzi scesi in piazza, lo Stato italiano ha lasciato che la rabbia svaporasse e che tutto tornasse alla normalità. invece di sfruttare il consenso sociale per estirpare i rami secchi, invece di appoggiare il pool di Milano per dare un colpo mortale alla corruzione, il potere ha finto ti arrendersi per rigenerarsi sotto altre spoglie, lasciando che nulla cambiasse.

Abbiamo avuto un ministro che ha affermato placidamente che con la mafia bisogna convivere e un presidente del consiglio che con un mafioso conviveva, abbiamo visto delegittimare magistrati e assestare colpi di grazia a processi di capitale importanza, abbiamo visto un presidente della repubblica reticente su fatti di estrema gravità. Cos’altro ci serve per capire che no, lo Stato di Falcone e Borsellino, la repubblica della Costituzione, quella che nasceva dalle macerie della seconda guerra mondiale e dall’oppressione fascista, la repubblica dei partigiani, oggi usati come strumento di propaganda politica da chi, probabilmente, non li ha mai sentiti parlare e raccontare, non è cresciuto con                                           i loro canti nelle orecchie , non è stato educato all’antifascismo, non c’è, non c’era nel 92 e non c’è mai stata.

Questo è il paese della P2 e del piano Gladio, dei colpi di stato falliti e dei presidenti picconatori, questo è il paese di Portella della ginestra e del bandito Giuliano al soldo della Cia, è il paese di Abu Omar e della morte misteriosa di Mattei. Abbiamo visto le bombe di Brescia, Piazza Fontana, l’Italicus, Bologna, abbiamo visto assassinare magistrati,carabinieri poliziotti, rapire e uccidere un presidente del consiglio, massacrare un operaio. Abbiamo avuto un pregiudicato presidente del Consiglio per vent’anni, abbiamo accolto dittatori con tutti gli onori, consentendogli di bivaccare in Parlamento, abbiamo visto attraversare le porte del potere da legioni di bagasce e a Genova, sotto le manganellate di chi la libertà doveva assicurarla abbiamo visto spegnersi il sogno di un mondo migliore.

No, questo paese non si merita Falcone e tutti gli altri, questo paese non si merita eroi. In questa giornata l’unica cosa che i politici dovrebbero fare è quella di stare in silenzio, perché oggi è morto, ogni giorno è morto anche per loro,  qualcuno che sapeva cos’è la dignità.