Succede a Genova


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Genova è il posto in cui vivo e lavoro, fino al luglio 2001 era anche la mia città, poi qualcosa è cambiato, si è e rotto, e oggi è solo il posto in cui vivo, ciò non significa che non mi stia cuore, solo che non la amo più. Ma questo non significa che mi piaccia vederla ferita e derisa.

Succede a Genova che la città è spezzata in due e lunedì, quando cominceranno le scuole, la città sarà alla paralisi.

Succede a Genova che il sindaco appare in tv e dice che va tutto bene, che si registrano code al massimo di un quarto d’ora quando al mattino, solo per fare il ponte di Cornigliano, quello rimasto in piedi, ci vogliono quarantacinque minuti invece dei consueti cinque.

Succede a Genova che non sono stati predisposti treni straordinari e autobus straordinari e lunedì bisognerà armarsi non solo di pazienza ma proprio armarsi, per prendere il treno e andare al lavoro o a scuola.

Succede a Genova che  il trasporto pubblico era già ampiamente sottodimensionato prima della tragedia e adesso è semplicemente ridicolo, di fronte alla tragedia.

Succede a Genova che Comune e Regione che sono sembrati attivissimi i giorni del crollo, ma non lo erano,  erano attivissimi, i vigli del fuoco e i volontari delle assistenze, adesso sembrano inerti, preoccupati a litigare su chi ricostruirà il ponte. Volendo malignare, preoccupati a litigare su chi deve intascarsi i soldi pubblici per il finanziamento del ponte.

Succede a Genova che la Val Polcevera, dove sono nato, è isolata e quando arriveranno le piogge, (nessuno sembra ricordare che a Genova piove in autunno, e parecchio), si fotterà anche la metro e l’isolamento sarà completo.

Succede a Genova che ci vuole più di un mese per mettere dei cazzo di sensori sui resti del ponte e permettere agli sfollati, succede anche questo a Genova, ancora sfollati senza casa, di recuperare qualcosa dalle proprie case.

Succede a Genova che degli imbecilli si fanno dei selfie con i resti del ponte alle spalle, ma questo succede anche altrove, gli imbecilli sono trasversali.

Succede a Genova che in pieno caos, con una città che rischia di non rialzarsi mai più e un ponente esasperato, la giunta comunale approvi l’ istituzione del registro delle famiglie, solo quelle sposate, con figli, le altre non contano un cazzo, un po’ come gli abitanti del ponente e quelli della Val Polcevera.

Succede a Genova che venerdì si farà un minuto di silenzio per ricordare la tragedia ma bisognerebbe urlare fino a quando non avremo più fiato che siamo stanchi di vedere questa città umiliata da amministratori incapaci.

Succede a Genova che, magari, se si chiudesse il centro al traffico, si potenziasse il servizio pubblico e quello ferroviario, ma non solo adesso, per sempre, le cose, forse andrebbero meglio.  magari si potrebbero fare anche delle piste ciclabili e recuperare un po’ della salute che stiamo perdendo in questi giorni.

Succede a Genova che Cornigliano si è liberata dei fumi dell’Italsider ma i fumi che si respirano in questi giorni ogni mattina per i gas di scarico delle auto sono peggiori e più concentrati, e sono preoccupato per la salute dei ragazzini con cui lavoro. Io, il signor sindaco e il signor governatore, meno.

Succede a Genova che sono stati condannati quattro agenti per arresto ingiusto durante il G8. Bene, bella notizia. Diciassette anni per sancire legalmente quello che abbiamo visto tutti, tutti quelli che erano in piazza, tutti quella che volevano un mondo migliore e una realtà diversa,tanti, tra loro,  hanno smesso di amare questa città.

Perché quello che succede a Genova oggi, non è un caso.

Quando la stupidità è colpevole


Toti

Ci si chiede se davvero ci fosse bisogno di cementificare ancora una volta la Liguria, specie dopo i fatti della settimana scorsa, che testimoniano una presenza importante della mafia a Genova. Due boss della ‘ndrangheta arrestati a Genova e un carico significativo di cocaina, non sono né un caso né un evento occasionale ma un segnale forte e chiaro le istituzioni non possono ignorare.

Cementificazione nel nostro paese spesso significa appalti e malaffare, abbastanza spesso, mafia. Che Toti abbia dei favori da fare a chi ha favorito la sua elezione è indubbio, come è indubbio che la sua area di appartenenza politica da sempre ha privilegiato il bene di pochi a scapito di quello di molti. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Tuttavia si sente nell’aria un odore poco piacevole, ma forse viene da Scarpino. Appunto.

A quelli che per l’ennesima volta biasimano gli elettori di sinistra che non hanno eletto l’indagata Paita, non posso che replicare che,cambiato l’ordine dei fattori, il risultato sarebbe stato lo stesso: gli stessi favori alle stesse persone, la stessa scelta politica che per altro è stata per anni quella di Burlando, sciaguratamente eletto e rieletto dagli elettori di sinistra.

Ci si chiede anche a quale punto possa giungere la stupidità di un amministratore, se il neo eletto presidente della regione, parlando di “troppe aree verdi” , evidentemente senza avere alcuna cognizione di quello che dice, liberalizza una nuova ondata di cementificazione in una regione devastata da alluvioni, frane, crolli, causate proprio dall’eccessivo sfruttamento del suolo.

La stupidità, in chi ha responsabilità di governo, non può essere perdonata. Sebbene il concetto di responsabilità abbia perso molto del suo significato e del suo peso in un paese guidato da mentitori di professione, che continuano, con i loro provvedimenti, a riempire le tasche di chi le ha già piene, tuttavia è ancora una conditio sine qua non di chi fa politica e, nel caso specifico, brilla per la sua assenza.

Chi scrive è di parte, una parte avversa in egual modo alla destra rappresentata da Toti, priva di valori etici e di sostanza politica, e alla pseudo sinistra della Paita, sempre più simile, per certi versi anche peggiore, a quella che dovrebbe essere la parte avversa, quindi la mia opinione è certamente inficiata sia dal credo politico sia da un’intolleranza irresistibile alla stupidità. Con questa premessa doverosa, il giudizio sull’operato della regione è certamente negativo: Toti è passato da dichiarazioni al limite del grottesco, a una presa di posizione gravida di conseguenze sinistre per la nostra regione.

Prima ci ha fatto ridere, speriamo che adesso non ci faccia piangere.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case


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L’incipit di Se questo è un uomo, uno dei pochi libri in grado di scuotere le coscienze con la forza di un uragano, suona a un tempo attuale e sinistro in questi giorni.

Un  risultato certo delle recenti elezioni regionali, oltre alla presa di distanza dalla politica della maggior parte dell’elettorato, è stata l’affermazione della Lega di Salvini.

Non si finirà mai di ricordare a sufficienza che la Lega è un partito che, a rigori, non dovrebbe esistere. Dal momento che il principale leit motiv delle politiche che porta avanti è l’istigazione al razzismo e alla xenofobia, a rigori, è un partito che si situa al di fuori della Costituzione.

A parte questa precisazione secondo me opportuna, il voto alla Lega mostra che una parte consistente degli italiani ignorando dati, statistiche e opinioni autorevoli, ignorando la realtà delle cose, ritiene che la colpa dei mali del nostro paese non sia da attribuirsi alla corruzione diffusa, alle mafie, a una politica incapace di rispondere ai bisogno del cittadino, sempre più autoreferenziale e sempre più vicina a una deriva autoritaria, ma agli stranieri.

Ancora una volta l’altro, il diverso, quello che parla,mangia, veste e vive in un modo che non comprendiamo e che non vogliamo comprendere, diventa, come direbbe René Girard, il capro espiatorio.

Il capro espiatorio era l’animale sacrificato sugli altari nei momenti di crisi per riconciliarsi con la divinità. Bene, mi chiedo quando le ruspe evocate da Salvini cominceranno a far rombare i motori, perché, parafrasando Hemingway, sarò inutile chiedersi per chi rombano, quei motori romberanno per noi.

La notizia agghiacciante delle dita mozzate a un ragazzo rumeno, invitato a tornare a casa, non è stata purtroppo smentita. Se fosse confermata, se fosse soprattutto confermata la motivazione di questo gesto di assurda violenza, sarebbe un segnale allarmante. Già allarmante è il fatto che sui giornali la notizia sia comparsa en passant, senza clamori,senza prime pagine, come se mutilare un ragazzo perché straniero in terra straniera fosse normale in un paese dove l’unico partito che ha vinto le elezioni è xenofobo e razzista.

Nella mia regione, un risultato elettorale sciagurato ha portato sui giornali a una vera e propria overdose di notizie su stranieri cattivi, violenti, devianti. In particolare il primo quotidiano cittadino da tempo sembra ritenere un problema prioritario di Genova non i quartieri ghetto che circondano la città, né la proverbiale sporcizia, la mancanza di lavoro o l’alta dispersione scolastica, ma quattro poveri disgraziati che vendono stracci nell’angiporto. E’ una vera crociata contro chi non ha voce per difendersi, ma quel quotidiano è famoso per ergersi a leone con gli agnelli.

La citazione di Levi è secondo me  appropriata quanto lo sarebbe quella di Gramsci sugli indifferenti: il nostro popolo sembra diventato improvvisamente abulico, letargico, privo della capacità di indignarsi. Nell’epoca del pensiero liquido e del relativismo morale tutto scorre senza lasciare traccia, si consumano nefandezze alla luce del sole senza che nessuno protesti, obietti, alzi la mano per dire finiamola.

Mi chiedo con amarezza se, invece del declino della politica e della sinistra, non stiamo contemplando il tramonto della società civile.

Bisogna saper perdere


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Il livore dei renziani liguri, talmente ciechi e ottusi da cercare la pagliuzza nell’occhio dell’ altro ( leggi Cofferati e Pastorino) senza accorgersi dell’enorme trave che oscura la loro vista, testimonia che no, quello delle regionali non è stato un ottimo risultato per il governo, come con la sua inimitabile faccia da culo ha avuto la sfrontatezza di affermare il piccolo principe.

Le ragioni della sconfitta sono semplici: esiste un elettorato che ha conosciuto il Pc che è’ stufo di turarsi il naso e ha il legittimo diritto di guardare da un’altra parte senza essere accusato di duropurismo o di grulleria, come scrive in un acre editoriale oggi su Repubblica Genova, un giornalista che, evidentemente, conosce poco il significato della parola coerenza e ancor meno quello della parola dignità.

Oggi, per chi milita a sinistra, semplicemente non è dignitoso né coerente votare Pd. il partito della destra moderata che da anni si attendeva in Italia. Oggi, per un militante di sinistra, è poco dignitoso ed incoerente dare il proprio voto a Renzi, che sta facendo a pezzi quello stato sociale e quella Costituzione che la sinistra a contribuito a costruire.

Ricordo ai renziani in lutto che il loro beniamino, lungi dal mantenere le sue promesse, finora ha smantellato lo statuto dei lavoratori solo per mostrare i muscoli ai sindacati, avviato il processo di smantellamento della Costituzione, eliminato il senato, cioè la valvola di emergenza contro il pericolo di autoritarismo e si avvia a trasformare la scuola in un insieme di piccoli feudi guidati da signorotti a cui manca solo lo ius primae noctis.  Scusate, sarò grullo, ma quest’uomo e i suoi lacchè mi fanno schifo.

Quanto alla Paita: era un candidato improponibile e da ritirare dopo il pasticcio delle primarie, ma dignità e autocritica non abitano in casa Pd. Le dichiarazioni post elezioni confortano chi, come il sottoscritto, ha votato altrove. Vuoto a perdere mentale e incapacità elementare di comprendere la realtà, questa voleva propinarci Renzi come presidente della regione.

Meglio Toti? No, Toti è il peggio possibile, il nulla mescolato col niente leghista e, per altro, con la risicata maggioranza che si ritrova, durerà pochi mesi. Ma almeno lui è il nemico, almeno i suoi compari sono fascisti e razzisti, gente da detestare senza sensi di colpa,senza il pericolo di offendere amici e conoscenti.

Stia sereno Renzi: non c’entra Pastorino né Cofferati con i due milioni di voti persi: non lo abbiamo votato perché si è dimostrato inetto, bugiardo e arrogante, non lo abbiamo votato perché a noi la destra non piace, nemmeno moderata.

Lunedì hanno perso tutti quelli che credono nella democrazia ma noi, quelli grulli, abbiamo imparato a perdere da tempo e a guardare avanti, nonostante tutto.