Di Maio e la voglia di essere Salvini


Roma: Di Maio, con Raggi faremo squadra, non sarà sola

Non si può che applaudire e rispettare il gesto di Virginia Raggi che ieri, sfidando una folla inferocita, si è presentata a Casal Bruciato a manifestare la propria solidiarietà alla famiglia rom assediata dai fascisti e a mostrare la presenza dello Stato.

Un gesto che ha stranamente irritato Luigi Di Maio, sì, lo stesso che insieme all’altro Di pentastellato ha inveito contro i giornalisti il giorno che la Raggi venne assolta dalle accuse, lo stesso che ha difeso la sindaca anche quando era indifendibile, insomma il  vicepresidente del consiglio ombra, la stampella di Salvini, proprio lui.

Quella frase ” prima i romani” se davvero pronunciata, segnerebbe il de profundis per il Movimento Cinque stelle, o meglio, sarebbe la conferma, l’enensima,  del totale tradimento di tutte le premsse e le promesse con cui il Movimento è venuto alla luce. Molti se ne sono già accorti e hanno tolto il disturbo, altri continuano a credere ciecamente per disperazione, altri ancora restano per convenienza. Nulla di nuovo sotto il sole.

Abbandonato l’ambientalismo, dimenticati gli scontrini, utilizzata quando serve la parodia della democrazia diretta, sposato il razzismo leghista prima con le infelici battute sui “taxi del mare” rivelatesi tragicamente false, poi con la non autorizzazione a procedere sul caso Diciotti, quindi con il silenzio assenso sulle peggiori iniziative leghiste, il vice presidente del consiglio, con quel pensiero indegno, svela il suo vero volto e si adegua a una campagna elettorale di infimo livello, giocata sulla pelle degli ultimi.

Mi chiedo cosa ne pensi la base del Movimento, le tante brave e valide persone che hanno creduto davvero, magari un po’ ingenuamente, alla possibilità di cambiare il paese, di fronte a questa ennesima presa di posizione chiaramente di destra. Mi chiedo se davvero credono di essere ancora una forza anticasta, dalla parte del popolo. Mi chiedo se non si aspettassero come tutti unba condanna e non un appoggio ai decerebrati di Casapound.

E’ ovvio che Di Maio sente mancare il terreno sotto i piedi e sente l’odore della sconfitta vicino, ormai vicinissimo, vista l’imminente scadenza delle elezioni europee, e sta commettendolo stesso errore che fece Renzi a suo tempo: inseguire l’avversario sul suo stesso terreno, svoltare a destra nel tentativo di guadagnare il consenso dei moderati, di quelli che non vanno a fare capannelli di protesta ( e su questo tanto, ma tanto ci sarebbe da dire sulla reazione della polizia alle sacrosante parole di Saviano, ma proprio tanto) ma che se mandano via i rom dai quartieri non sono poi così dispiaciuti. Sono i peggiori di tutti, i razzisti consenzienti e silenti, roba che ti viene voglia di tornare immediatamente a leggere Marcuse per depurare i pensieri.

Nulla da dire, è la politica ed è così dai tempi di Machiavelli, non fosse per le pose da moralizzatore e da censore che Di Maio ha assunto negli ultimi anni, non fosse per la valanga di insulti con cui ha sommerso gli avversari politici, non fosse per l’ineffabile inconsistenza della politica del suo governo riguardo i problemi strutturali dell’Italia, non ci sarebbe nulla da dire.

Anzi, qualcosa da dire c’è: in questa gara a chi è più disumano tra i due leader di governo, prima o poi qualcuno ci rimetterà la pelle e allora scopriranno che gli italiani possono anche giocare i fascisti, finché si scherza, ma quando si arriva alla tragedia rinsaviscono, magari ci vuole tempo, ma rinsaviscono. E allora saranno guai grossi. Finalmente.

 

Dei due DiDi, di marce dei colletti bianchi e della libertà di stampa.


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Essendo il parto di un comico annoiato, i Cinque Stelle, inevitabilmente, non possono esulare dal ridicolo. Non si capisce, altrimenti, la riabbia livorosa dei due DiDi dopo la sentenza che ha assolto Virginia Raggi.

Di cosa accusano i giornalisti della parte avversa i due autorevoli esponenti di un movimento politico che appare sempre più allo sbando?

Non certo di essere bugiardi come Marco Travaglio, il cantore delle loro gesta condannato per diffamazione nei riguardi del padre di Renzi. Perché, tolti i  titoli maschilisti e volgari dei brogliacci di destra, quindi vicini al loro alleato di governo, gli altri, i giornali vicini alla sinistra, hanno scritto il vero.

Virginia Raggi non è stata assolta per non aver commesso il fatto ma perché l’ha commesso e non costituisce reato. Sentenza bizantina e un po’ sospetta, per chi non mastica i codici, ma tant’è se vi pare, la legge ha parlato e va rispettata. Ciò detto,  chi ha accusato la Raggi dei fatti addebitati, al contrario del bugiardo Travaglio, non ha diffamato nessuno.

Sembra di rivivere i giorni seguenti alla presunta assoluzione di Andreotti , che assoluzione non fu, perché venne accertato che aveva avuto rapporti con la mafia ma i reati erano stati prescritti. Ovviamente, nel caso del sindaco di Roma, si tratta di fatti meno gravi, di una ineleganza, una caduta di stile o, se volete, di un peccato minore rispetto ai peccati ben più gravi di cui si macchiano i nostri amministratori locali, diverso insomma dal fare affari con la ‘ndrangheta,tanto per restare all’attualità.

La reazione dissennata, triviale e fuori luogo dei due DiDi è l’ennesima prova dell’incapacità congenita di comprendere cos’è la politica da parte del Movimento, incapacità ampiamente dimostrata dal fatto che a dirigere questo governo, ormai, è il solo Salvini, fino a ieri solo un brutto comprimario della nostra politica, oggi una pessima parodia dell’uomo forte. E’ anche, naturalmente, la reazione isterica di chi l’ha scampata bella e può continuare, ancora per un po’, a fare finta che vada tutto bene.

Mi ha inoltre particolarmente disturbato il termine “puttane” usato dai due Abbot e Costello nostrani: le puttane svolgono un lavoro triste e antico quanto il mondo perché uomini per bene le disprezzano pubblicamente di giorno e vi si accompagnano in segreto. “Clienti” sarebbe stata imprecazione più adeguata anzi, perché no, “Clientes”, tanto per smentire chi li taccia di ignoranza. Ma viviamo in una società maschilista, come ben sanno gli esponenti di un esecutivo che si appresta a votare il decreto Pillon.

Non che la stampa nostrana brilli per onestà ed equilibrio, asservita com’è da una parte e dall’altra alle logiche editoriali. L’epoca dei grandi giornalisti sembra finita, tuttavia, chi canta fuori dal coro è sempre gradito, offre un punto di vista diverso, dà la possibilità di riflettere e rivedere, a volte, le proprie posizioni, tutte cose sgradite ai due DiDi. Salvini, furbo e scafato, ha avuto una reazione molto più misurata, nonostante pregustasse già, se fosse arrivata una condanna, l’ennesimo Sacco di Roma.

Se è questa la novità della politica italiana, un giustizialismo di facciata, il turpiloquio per zittire il dissenso, la tentazione di una voce unica e di un unico pensiero, direi che di nuovo ha veramente poco e che quando la gente finalmente si accorgerà che non solo il re è nudo ma è anche idiota, saranno guai.

Una piccola riflessione: personalmente, non sono entusiasta dell’adunata dei trentamila a Torino,  sono sempre stato no Tav anche perché amo molto quei luoghi e considero la ferrovia un’opera inutile e un inutile scempio ambientale, mi ricorda la marcia dei colletti bianchi che, sempre a Torino, produsse una sconfitta storica del sindacato che portò alla stagione del terrorismo. In un paese diviso, avvelenato da liti continue, sempre più partigiano e sempre più incapace di considerare le ragioni dell’altro, la libertà di stampa è un bene imprescindibile, un diritto di tutti, anche di chi oggi sui social plaude ai due DiDI, invitandoli a chiudere la bocca al nemico. A parte che nell’era di Internet è impossibile mettere a tacere il dissenso, i Cinque Stelle dovrebbero fare un monumento ai giornali di sinistra che li hanno creati dal nulla, continuando anche adesso a descriverli come se fossero qualcosa.

Mi permetto per concludere,di dare ai due DiDi un consiglio: comprate un mazzo di rose e distribuitelo alle poveracce che si vendono per vivere nelle strade di Roma: perché oltre al buon senso e al decoro, avete offeso loro.